A breve scadrà la mia carta d’identità, che già quindici anni fa mi era stata rilasciata in formato elettronico. Ho letto che la CIE può diventare uno strumento di controllo e questo mi spaventa. Esiste un modo per evitarlo?
1 – La risposta breve: la CIE non ti localizza.
No: la Carta d’identità elettronica non contiene un GPS, non ha una batteria, non possiede una SIM e non è collegata autonomamente a Internet. Se la tieni nel portafoglio, non trasmette la tua posizione e non comunica dove vai.
Il suo microchip è «passivo»: entra in funzione soltanto quando viene avvicinato a un lettore contactless o a uno smartphone dotato di NFC. Per leggere i dati anagrafici e la fotografia occorre inoltre utilizzare una chiave stampata sul documento, il CAN o la zona MRZ. Il Ministero dell’Interno, nelle specifiche del microprocessore, afferma espressamente che un dispositivo non può leggere quei dati all’insaputa del titolare.
Perciò bisogna separare due timori diversi: essere localizzati fisicamente attraverso la carta e lasciare tracce quando la si usa per entrare in un servizio digitale. Il primo non corrisponde al funzionamento tecnico della CIE; il secondo merita invece qualche spiegazione.
2 – Quali informazioni contiene il chip.
Nel chip sono memorizzati in modo protetto i dati identificativi del titolare, la fotografia, le impronte digitali e gli elementi necessari per verificare l’autenticità del documento e usare l’identità digitale.
Le impronte vengono acquisite, di regola, dai dodici anni in poi. Secondo le informazioni ufficiali sulle impronte, sono conservate esclusivamente all’interno del chip e non in una banca dati separata; possono essere lette soltanto dalle autorità di controllo dotate delle specifiche autorizzazioni.
Questo non significa che la CIE sia priva di dati delicati. Significa che non è corretto immaginarla come un localizzatore acceso in permanenza. È piuttosto un documento con un archivio elettronico protetto, leggibile a distanza molto breve e secondo regole tecniche di accesso.
3 – Quando nasce davvero una traccia digitale.
La CIE può essere usata anche per accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei privati aderenti. Il sistema prevede diversi livelli di sicurezza: credenziali, secondo fattore oppure, per il livello più elevato, lettura della carta mediante NFC e inserimento del PIN. Le modalità sono illustrate nella pagina ufficiale dedicata alla CIE.
Quando effettui un accesso online, il sistema deve necessariamente registrare alcuni dati tecnici: per esempio il momento dell’autenticazione, il servizio richiesto e gli elementi necessari a dimostrare che l’accesso è avvenuto correttamente. Non è la carta nel portafoglio a controllarti; è l’uso di un servizio informatico che produce registrazioni, come accade con SPID, l’home banking o qualunque account protetto.
Queste registrazioni non autorizzano però un uso indiscriminato dei dati. Devono avere una finalità, una base giuridica, tempi di conservazione proporzionati e misure di sicurezza adeguate. Il Garante per la protezione dei dati personali è già intervenuto, per esempio, sui tempi di conservazione dei dati del servizio di prenotazione CIE, mostrando che anche questa infrastruttura resta soggetta ai controlli previsti dalla normativa sulla privacy.
4 – Posso avere ancora una carta cartacea?
Come scelta personale, ormai no. Dal 3 agosto 2026 la carta d’identità cartacea ha cessato in via generale di essere un documento valido, indipendentemente dalla scadenza stampata. Il Ministero dell’Interno lo ha comunicato in modo esplicito.
La disciplina transitoria ha conservato alcuni effetti limitati per rapporti già esistenti e per specifiche esigenze di interesse pubblico, ma non riconosce al cittadino un diritto generale a rifiutare la CIE e ottenere al suo posto il vecchio documento cartaceo. Sono inoltre previsti documenti provvisori per situazioni particolari, non come alternativa ordinaria fondata sulla diffidenza verso la tecnologia.
In concreto, se hai bisogno di rinnovare la carta d’identità, devi quindi mettere in conto il rilascio della CIE. La strada utile non è cercare un formato ormai superato, ma capire quali funzioni sono indispensabili e quali puoi scegliere di non usare.
5 – Puoi tenerla come semplice documento fisico.
Ricevere la CIE non ti obbliga a installare l’app CieID né a usarla quotidianamente per entrare nei servizi online. Puoi conservarla e mostrarla come documento di riconoscimento, usando per l’accesso digitale altri strumenti ammessi dal singolo servizio.
L’attivazione delle credenziali di livello 1 e 2 è una scelta del titolare. Il Garante, in un provvedimento del 12 marzo 2026, ha richiamato proprio il fatto che il cittadino può revocarle e può cancellare autonomamente il numero di telefono associato. Il livello 3 richiede invece la carta, un lettore NFC e il PIN: senza questi passaggi non avviene un’autenticazione online.
Non usare le funzioni digitali riduce le tracce connesse agli accessi, ma non elimina i trattamenti necessari per emettere e gestire il documento. Questi ultimi derivano dalla legge e dal compito pubblico del Ministero, non da un consenso che si possa semplicemente negare allo sportello.
6 – Le precauzioni sensate, senza allarmismi.
Puoi adottare alcune cautele molto semplici:
- conserva separatamente carta, PIN e PUK;
- non fotografare e non pubblicare fronte e retro della CIE;
- non comunicare a sconosciuti numero del documento, CAN, PIN o PUK;
- installa soltanto le applicazioni ufficiali e controlla sempre il servizio al quale stai accedendo;
- in caso di furto o smarrimento, presenta denuncia e chiedi subito il blocco della carta e delle credenziali;
- se attivi l’identità digitale, verifica periodicamente i recapiti associati e revoca le credenziali quando non vuoi più usarle.
Una custodia schermata può impedire materialmente l’interazione radio mentre la carta è riposta, ma non è indispensabile per rendere sicuro il documento: l’accesso ai dati è già protetto dai meccanismi descritti sopra. Può essere una cautela aggiuntiva per chi desidera maggiore tranquillità, non la prova che la carta altrimenti «spii» il titolare.
7 – Il controllo pubblico è un tema serio, ma va posto bene.
È legittimo discutere della crescente digitalizzazione dell’identità, dell’accentramento dei sistemi e del rischio che strumenti nati per semplificare la vita vengano estesi oltre la loro funzione originaria. Ne abbiamo visto un esempio nel dibattito sul Green Pass e sulla trasformazione della vita quotidiana in un sistema di autorizzazioni.
Proprio per questo conviene essere precisi. Attribuire alla CIE capacità che tecnicamente non possiede indebolisce una critica che, invece, può essere fondata su domande concrete: chi raccoglie i dati degli accessi? Per quale finalità? Per quanto tempo? Chi può consultarli? Esistono controlli indipendenti e rimedi effettivi?
Su questi punti il cittadino può chiedere l’informativa privacy del servizio, esercitare i diritti di accesso e rettifica quando applicabili e, davanti a un trattamento specifico ritenuto illecito, rivolgersi al responsabile della protezione dei dati o al Garante. Un timore generico non basta per impedire il rilascio della carta, ma un uso preciso e illegittimo dei dati può e deve essere contestato.
8 – In conclusione: non rinunciare al documento, scegli come usarlo.
Nel tuo caso non vedo una base giuridica per ottenere ordinariamente una carta cartacea al posto della CIE. Vedo però un margine concreto di scelta: puoi ricevere il documento, usarlo soltanto per identificarti e non attivarne o non utilizzarne le funzioni online, salvo quando lo ritieni davvero necessario.
La CIE non segue i tuoi movimenti. Se la preoccupazione riguarda invece un determinato accesso, un’applicazione o una richiesta anomala di dati, allora bisogna esaminare quel trattamento specifico: soggetto che lo compie, informazioni raccolte, finalità dichiarata e tempi di conservazione. È su fatti verificabili, non su paure indistinte, che si costruisce una tutela efficace.
9 – Se hai un dubbio concreto, verifichiamolo insieme.
Se un ente ti ha imposto un uso della CIE che ritieni sproporzionato, oppure vuoi capire quali dati siano stati trattati in una procedura precisa, telefona allo 059 761926 per concordare un primo incontro con me, anche a distanza.
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Hai già rinnovato la carta o hai incontrato richieste che ti sono sembrate eccessive? Raccontalo nei commenti: il confronto su casi concreti aiuta tutti a capire meglio.