Dalla città santa del covidismo, nuove lacrimevolmente bigotte storie di sofferenza, per giustificare le prossime chiusure.
«Un operaio di mezza età che non trova più l’olfatto e ha rischiato l’avvelenamento mangiando una confezione di minestrone avariato e scaduto da mesi. Una casalinga che piange perché non riesce più a preparare pranzo e cena alla famiglia. Una manager che confessa di non riuscire a esprimere concetti articolati per un problema di
concentrazione»
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