Green pass e smart working: è necessario?

giovedì scorso ci hanno chiamato in azienda per dirci che da lunedì 11/10 saremmo dovute rientrare 5 giorni su 5 perchè dal 15 Ottobre saremmo tornati alla “normalità”. PREAVVISO di 24 h quindi… Ovviamente io e le mie colleghe siamo insorte, ma la legge non è dalla nostra parte, la nostra questione è complessa e sarebbe da approfondire, ma questo potremmo vederlo più avanti. Questa mattina il responsabile mi ha detto che, anche se fossi in smart working, dovrei presentare il GREEN PASS. E’ vero oppure sta solo mal interpretando un’altra delle uscite del Sig. Draghi?

Ho già parlato di questo, puoi fare una ricerca anche nei post precedenti del blog: chi è in smart working non deve avere il green pass.

Questa è una lettura abbastanza certa del decreto 127 a mio modo di vedere.

Innanzitutto, al casa di abitazione non è un «luogo di lavoro» o un’azienda. Lo diventa solo temporaneamente, appunto per lo smart working, senza perdere tuttavia la natura di casa di abitazione o luogo di residenza. Non diventa, insomma, un’azienda, ma è solo una casa in cui una persona, temporaneamente, per esigenze diverse, svolge lavoro a distanza.

In secondo luogo, se una persona lavora da sola a casa, o comunque con i suoi familiari, con i quali sarebbe comunque a contatto, è esclusa qualsiasi possibilità di diffusione di eventuale contagio tale da giustificare la richiesta di green pass.

Infine, è estremamente improbabile che le forze dell’ordine possano aver accesso ad un’abitazione privata per vedere che una persona vi sta lavorando, anche perché di fatto sarebbe sufficiente a quella persona spegnere il computer prima di farle entrare e mettere su la polenta sui fornelli… Non è che è le forze dell’ordine possano fare irruzione nelle case private sbattendo giù le porte come si vede nei telefilm americani per controllare il green pass.

Purtroppo, siamo nelle mani di un governo di folli che adotta provvedimenti sempre più assurdi. Su questa realtà che è già tragica si spalma ulteriormente quella delle persone, nelle case e nelle aziende, che si prendono la libertà di interpretare in maniera ancora più assurda questi provvedimenti già assurdi, come il tuo responsabile.

Questa, tuttavia, è per me la lettura corretta.

Se credi, forse, potrebbe essere il caso di ribadirla con una diffida alla tua azienda.

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Pubblicato da Tiziano Solignani

counselor, professional coach, avvocato

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