Le varianti del covid…
sono come i processori dei computer, ogni tanto esce la versione più potente col nome di una lettera greca e, per desinenza, parole come pro, plus, max, duo ecc.
Tag: noinonvaccinati
Il greenpass: autobiografia di una nazione.
Esattamente come diceva Gobetti a proposito del fascismo.
Questo istituto non è certo solo un’imposizione di un governo antidemocratico ad un popolo che non la desidera.
Tutto al contrario, al popolo é stato fatto un lavaggio del cervello tale negli ultimi due anni che il passaporto verde lo desidera proprio e ci crede con tutto se stesso, probabilmente perché ha bisogno di credere in qualcosa, per quanto assurdo sia.
«Io gestisco così la mia vita, lo chiamo green pass dei piccoli circuiti sociali. Se invito da me, i non vaccinati non entrano. Se sono io ad essere ospite, mi accerto che i convitati siano muniti di passaporto verde, altrimenti mi dispiace, non vado»
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Incertezze nella maggioranza.
Incertezze nella maggioranza.
La maggioranza bulgara di cui gode il governo forse comincia a scricchiolare e non è più così granitica…
Ieri mattina sono andato coi miei familiari a Serramazzoni per una visita ai miei nonni, che vi riposano.
Dopo la deposizione di due mazzi di fiori freschi, aver condiviso qualche ricordo e scorse le vestigia di qualche antica linea di parentela, siamo andati in centro per bere qualcosa di caldo.
C’era la nebbia, faceva piuttosto freddo.
Così conviene, peraltro, per questi giorni a cavaliere tra luce e tenebre, dove il nostro mondo dei vivi si avvicina come non mai a quel loro dei morti.
Entrati in un bar, di cui é giusto e pio tacere nome ed ubicazione, ho chiesto se ci saremmo potuti sedere, come sono solito fare da sempre – senza, in quel momento, pensare ad altro.
La barista – le donne sono sempre più affezionate alle regole – mi ha snocciolato la vigenza: «chi ha il green pass sì, e lo devo vedere; chi non ce l’ha, no».
Legittimo.
Alla fine, chi aveva il green pass si é seduto; chi non ce l’aveva, parte é uscito e parte é rimasto, in piedi, accanto al tavolo dove gli altri stavano seduti.
Tra questi ultimi, sono rimasto accanto ai miei familiari assisi, in una posizione un po’ scomoda e forse, vista dall’alto, demenziale, rinfrancato tuttavia dall’aver così potuto dare, col mio insistere in piedi, il mio contributo a sconfiggere un morbo che continua a riempiere le strade di camion con gran copia di morti.
«Io sono l’eretto», dunque: colui che salverà il mondo; molto di più dell’eletto, che, del resto non ha mai combinato granché.
E comunque sitting is the new smoking: se non salverò il mondo, salverò almeno me stesso.
Forse.
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Good morning, Draghistan!
Good morning, Draghistan!
Non ha senso parlare di discriminazione quando si vogliono indicare i
problemi del greenpass.
É evidente che qualsiasi normativa che fa riferimento a situazioni di
fatto che sono diverse nella realtà discrimina – e per fortuna che lo
fa perché situazioni diverse vanno trattate in modo diverso.
Questo, addirittura, é il vero significato del principio di
uguaglianza, nell’ermeneutica ufficiale della Corte costituzionale,
completamente condivisibile.
Il problema di un istituto abominevole come il green pass é molto più
a monte di questo e consiste nel fatto che non esiste una epidemia di
microorganismi di gravità tale da giustificare l’adozione di
provvedimenti del genere.
Non ci sono abbastanza morti.
Non ce n’è un numero nemmeno lontanamente sufficiente per giustificare
questo merdaio di legislazione liberticida e soffocante che é stato
varato, con estrema cura, negli ultimi due anni.
Mi dispiace per i decerebrati che vanno ancora avanti dopo due anni a
sostanziarsi con i camion di Bergamo, ma basta alzare gli occhi dal
televisore, dal giornale o dal cellulare per vedere che la gente non
muore.
Si ammala, piuttosto, poi guarisce.
La mortalità è delle zero virgola qualcosa per cento.
Senza dimenticare, peraltro, che morire si muore tutti, prima o poi.
Il vero negazionista é quello che nega questa, che ormai è la realtà
evidente a tutti quelli che vogliono vederla.
Il problema del green pass non é, dunque, che discrimina, ma, molto
prima, che non c’è nessuna epidemia tale da giustificarlo.
Così come è senza alcuna giustificazione la campagna di in(o)culazione
di massa in corso.
Stefano Paternò é morto a causa del vaccino – lo accerta la perizia
ufficiale – perché aveva, senza accorgersene, già in precedenza
contratto il virus.
Cioè lui è morto per tentare di evitare di prendere un morbo che era
così grave che l’aveva già preso in passato senza accorgersene…
Io voglio bene a tutti. Tra i vaccinati ci sono persone a me molto
care e davvero spero di cuore che non succeda loro nulla, non riesco
ad accedere al settarismo che augura i peggiori mali a una parte o
all’altra.
Però io scelgo di non vaccinarmi.
Non perché, come vuole qualche cretino, «non so quello che c’è
dentro», ma piuttosto perché so benissimo quello che c’è fuori.
Se mi vaccinassi, lo farei per non ammalarmi, non certo per viaggiare,
andare a mangiare una pizza o altre amenità che pure ho sentito.
I vaccini servono, in teoria, per combattere le malattie, non per
andare a Formentera o a mangiare le lasagne o i tortellini.
Già questo dovrebbe farvi suonare qualcosa nella testa.
Iscriviti al blog, é fondamentale per evitare le vaccate che oggi
dominano la scena in ogni campo.
Evviva noi.
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