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riflessioni

Col greenpass la realtà diventa un videogioco del governo.

Il sistema del greenpass sta spingendo a livelli ancora più elevati il processo di spostamento della vita umana dalla realtà fattuale e concreta verso una sorta di meta-realtà composta di numeri e, più in generale, di digitale.

Questo si può vedere con estrema evidenza in tutte quelle persone che letteralmente godono nel poter utilizzare un sistema così perverso rispetto allo stato naturale dell’uomo, che é quello della libertà, prima di tutto di spostamento, il celebre habeascorpus: ciò lo dico non gratuitamente, come forse potrebbe sembrare, ma sulla base di centinaia di studi sulle abitudini e i costumi dei nuclei residui di cacciatori-raccoglitori ancora esistenti – per loro fortuna – sul pianeta.

Come mai l’imposizione di un limite contenuto in un dispositivo elettronico anche per gli spostamenti più semplici, come l’andare a prendere un caffè al bar con un amico, viene accolta con favore, addirittura estremo, da parte di una così larga fetta della popolazione?

Ma perché l’uomo occidentale vive già da decenni lontano dalla realtà, in una bolla fatta di numeri, completamente mentalizzato.

Sin da neonato, quando la mamma a momenti non lo guarda nemmeno in viso, ma piuttosto attende ansiosa le indicazioni del medico sul percentile di altezza, peso e altri parametri.

Poi quando crescendo va a scuola e la qualità della sua vita, e persino la sua stessa identità, viene espressa in voti, che quasi sempre sono numerici.

Schiavo dei numeri, mentalizzato, l’uomo occidentale di oggi finisce per confondere le misurazioni della realtà, di cui é nevroticamente appassionato, con la realtà stessa.

Tutto questo, anche se il collegamento non è affatto evidente, ha molto a che fare con la crisi dell’energia maschile, una delle maggiori piaghe della società di oggi, di cui tuttavia non si parla quasi mai e quasi mai in modo corretto.

Energia maschile e femminile sono due principi e sorgenti di vita che, come insegna molto chiaramente il libro della Genesi («maschio e femmina li creò») devono stare in equilibrio tra loro. Detto in altri termini, la danza tra il maschile e il femminile sta al cuore della creazione ed è necessaria per la vita dell’uomo.

Del principio di necessità, del resto, ha parlato diffusamente persino Freud, un autore decisamente sopravvalutato, che tuttavia non ha ovviamente mancato di grandi intuizioni, collegandolo al maschile e alla figura del padre, che ha tradizionalmente svolto il ruolo e il compito, non solo nella specie umana ma anche in tante altre specie animali, di mettere, di spingere la prole a contatto col mondo, con la realtà, in modo da poter trovare, man mano, una adeguata strategia di coping con il mondo stesso, con la realtà.

Oggi una massa sterminata di padri indeboliti assiste inerte e smarrita ai progressi della propria prole con la PlayStation, malamente confortata dal fatto che quei figli «vanno bene a scuola», senza considerare che quel «bene» che proviene dalla scuola é l’ennesima astrazione, un ennesimo mondo fatto di numeri senza corrispondenza nella realtà, per cui il bravo giovane che prende tutti «otto» o anche di più poi si scopre non essere in grado di allacciarsi le scarpe ovvero, cosa ancora più grave, di leggere le emozioni sul volto delle persone con cui si relaziona e gli sono vicine (quozienteemotivo).

Ecco perché il green pass piace, perché é l’ennesimo giochino.

Esso anzi è finalmente, per molte persone, la realtà che diventa un videogioco, dove c’è un computer centrale, ci sono dei livelli da sbloccare (prendere un caffè al bar con Gigio) e – attenzione, questa è la tragedia – della dopamina da produrre.

Sì perché, lo abbiamo visto chiaramente, l’uomo di oggi che si vede sbloccare un varco dall’addetto di turno prova letteralmente soddisfazione, produce una cascata di dopamina simile a quella che si produce nei giochi che é abituato a fare sin da quando era bambino, quando «finiva un livello» o un muro e ne sbloccava un altro.

Se tu prendessi un cacciatore raccoglitore e gli dicessi che per andare libero in giro per il mondo dovrebbe usare un cellulare te lo infilerebbe in gola.

L’uomo occidentale, che é invecchiato senza mai diventare adulto e maturo, accetta questa privazione della libertà – anzi, diciamolo una volta per tutte: della vita stessa – non solo di buon grado, ma con piacere e soddisfazione.

Il circuito dell’inversione del piacere e del dolore per lui si è compiuto.

La realtà sta diventando un gigantesco videogioco, gestito dai computer del governo, e le persone ne sono felici.

Come ne puoi uscire?

Come puoi proteggere i tuoi figli da questo?

La consapevolezza é la prima cosa.

Leggi, rileggi e interiorizza questo post.

Mandalo in giro, raccomandalo a tutte le persone cui vuoi bene.

Lavora su te stesso, diventa sempre più forte, sempre più un vero uomo o una vera donna, é l’unico modo in cui potrai guidare e difendere i tuoi figli da questa matrix nella quale tutti già vivono beati e giulivi, ma di cui tu, come me, senti di non fare parte, perché senti che c’è qualcosa di più, di più bello, genuino, autentico e, in ultima analisi, più umano.

Fai tutto quello che puoi, anche se poco, o pochissimo: Dio farà tutto il resto.

Evviva noi.

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news giuridiche

Green pass al lavoro: vale anche per gli autonomi?

Il decreto 127 sul greenpass per l’accesso ai luoghi di lavoro si
applica anche ai lavoratori autonomi?

É controverso.

Controverso significa che una parte dei giuristi ritiene non si
applichi, un’altra parte invece che, al contrario, si applichi.

Cosa significa nella pratica?

Bisogna vedere che orientamento prenderà piede e quale interpretazione
seguirà il prefetto cui le autorità intervenute manderanno la loro
relazione di servizio.

Ti spiego meglio.

Il decreto 127 ha previsto che nessuna delle autorità che intervengono
presso l’azienda possa fare direttamente una multa: esse possono fare
solo una relazione di servizio in cui viene riportato chi c’era in
azienda, che titoli aveva o meno e ogni altra circostanza rilevante.

Questa relazione di servizio viene poi mandata al prefetto per
l’applicazione delle sanzioni del caso.

Questo meccanismo é favorevole perché offre due vantaggi.

Il primo è che nessuno può venire nella tua azienda a tentare di
truffarti dicendo che è venuto per un controllo, che siccome tu o
altri siete dentro senza green pass gli dovete dare del denaro.

Carabinieri, polizia di Stato, polizia locale, guardia di finanza e
altre autorità possono entrare, ma non possono farvi direttamente la
multa.

Questo significa che puoi anche risparmiarti di chiedere tesserini: la
presenza di un falso membro delle forze dell’ordine é inutile, quindi
questo tipo di truffe é difficile che si diffonda – ovviamente se le
persone avranno le informazioni giuste, come quelle di questo post, e
non le vaccate.

Il secondo vantaggio di questo duplica passaggio accertamento più
applicazione della sanzione é che crea uno spazio per difenderti.

Una volta che avrai subito un controllo da parte delle autorità, che
avranno spedito al prefetto la loro relazione di servizio, prima
dell’irrogazione della sanzione da parte dello stesso potrai
intervenire nel procedimento e dare la tua versione dei fatti.

Se ti avranno ad esempio fatto la multa come autonomo potrai scrivere
e depositare – rigorosamente con l’aiuto di un avvocato, non fare il
costituzionaleso – una «memoria», cioè uno scritto a tua difesa in cui
sostieni, con dovizia di argomenti, che la normativa del 127 non si
applica agli autonomi.

Anche per le aziende in cui, come consiglio di cercare di fare, sono
previsti controlli a campione, ci possono essere discreti spazi di
difesa dopo un controllo da parte delle autorità.

Se il documento ex decreto 127, che ogni azienda deve redigere entro
il 15 di cui ti ho parlato nel precedente post, prevede i controlli
all’ingresso, é ovvio che se un dipendente viene trovato all’interno
senza titolo ci sono pochi cazzi.

C’è molto più margine se il metodo dei controlli é invece quello a
campione, per evidenti motivi: i dipendenti controllato sono stati
altri o il controllo doveva ancora essere eseguito.

Per questo ti ripeto se hai un’azienda è bene che il documento ex
decreto 127 lo scrivi con l’assistenza di un avvocato, dopo aver ben
ponderato ogni aspetto in relazione alla situazione della tua azienda
stessa.

Ok, adesso ci fermiamo un attimo io e te.

Spero che tu sia riuscito a seguirmi bene fino a qui, perché le cose
che ti ho detto sono molto importanti e rilevanti in molti casi.

Ora ti chiudo la necessaria parentesi e torno alla questione iniziale.

Il lavoratore autonomo per entrare nella sua azienda deve avere il
green pass come devono averlo i dipendenti?

É controverso, come ti dicevo.

Non manca chi ritiene di sì, ma io penso di no e ti spiego quali sono
i motivi che mi fanno propendere per questa tesi.

Innanzitutto, c’è un argomento letterale. Il decreto 127 parla
espressamente di «datore di lavoro». Questa é inequivocabilmente
un’espressione che si riferisce al lavoro dipendente. Gli autonomi –
imprenditori, liberi professionisti – non hanno mai un «datore di
lavoro».

Sì, su facebook le teste fresche scrivono che sono il datore di lavoro
di loro stessi, ma questa è solo una battuta priva di qualsiasi
significato tecnico, per dire che uno fa il dj o la rappresentante di
pentole.

Nel mondo del diritto, quello vero, non quello dei decretolesi, il
datore di lavoro ce l’hanno solo i lavoratori dipendenti.

Oltre a questo argomento, ce n’è un altro molto significativo. Se
ipotizzassimo che anche gli autonomi fossero soggetti alle regole del
decreto 127, chi dovrebbe fare i controlli al momento dell’accesso?

Un funzionario del governo, che evidentemente quel giorno aveva
mangiato pesante, e magari da piccolo era pure caduto dal seggiolone,
ha scritto una FAQ – si scrive effe,a,qu e si pronuncia fuck, proprio
come vaffanculo – sul sito del governo dove giulivamente sostiene che,
sì, il decreto 127 si applica anche agli autonomi e, poi – che
problema c’è? – che i controlli all’accesso sono fatti dagli stessi
soggetti incaricati dall’imprenditore di fare i controlli
all’ingresso.

Il mio mite parere é che questa FAQ non valga un cazzo.

Ti faccio subito il mio esempio.

Io, grazie a Dio, ho un’impiegata, che Dio davvero me la conservi.

Quindi io dovrei scrivere il documento ex decreto 127, incaricare lei
di fare i controlli di chi entra (non sarebbero i clienti, ma gli
artigiani che venissero a lavorare presso il mio studio, ad esempio il
tecnico della caldaia).

Dunque, la mia impiegata, al mattino, dovrebbe controllare il mio
diritto di entrare nel mio studio? E se non ho il green pass perché
non ho il tampone o é scaduto mi lascia fuori dal mio studio,
lavorando nel quale prendo i soldi per pagarle lo stipendio?

Ma io butto a mare Draghi e tutta l’Unione Europea piuttosto di
sposare una conclusione così demenziale.

Dunque la prima ragione per cui il decreto 127 non si applica agli
autonomi é che accogliere l’interpretazione contraria porterebbe a
conseguenze inique e paradossali, cosa che, se le leggi devono avere
un senso, anche pratico, non può mai essere.

E la FAQ allora? É scritta sul sito del governo, é una fonte ufficiale.

Ti dò una notizia.

Le uniche fonti ufficiali sono quelle normative. Le FAQ, legalmente,
non hanno alcun valore.

Hanno lo stesso valore delle circolari: atti scritti da buoni
funzionari che cercando di aiutare le persone a capire come devono
essere interpretate le leggi, ma che non sempre purtroppo raggiungono
esiti lusinghieri e apprezzabili.

Le uniche fonti giuridiche valevoli per i magistrati e i prefetti sono
i testi normativi, cioè, detto in altri termini, un giudice o un
prefetto può sbattersene altamente sia di circolari che tanto più di
FAQ e decidere i casi che gli sono sottoposti facendo riferimento a
come secondo lui e lui solo devono essere interpretati i testi
normativi.

Diciamo che circolari e FAQ propongono un’interpretazione che gli
operatori giuridici sono liberi di seguire, se la trovano convincente,
o, al contrario, disattendere se la trovano poco convincente ovvero,
come la trovo io in questo caso, una vera e propria cazzata.

Quindi in conclusione cosa devi fare tu che sei un lavoratore autonomo?

In conclusione, devi scegliere tu.

Sai che se entri nella tua azienda senza green pass e viene un
controllo, il prefetto della tua zona potrebbe sposare la tesi
sfavorevole, secondo cui il green pass si applica anche agli autonomi,
e farti una multa – che ovviamente poi puoi tentare di impugnare per
vedere se la magistratura é di diverso avviso.

Oppure potresti trovare un prefetto che segue l’interpretazione
opposta e non ti fa nessuna multa.

La garanzia non ci può essere, per cui ognuno deve scegliere cosa
fare, sulla base delle informazioni corrette che ti ho qui fornito.

Io di sicuro non vado a farmi un tampone ogni due giorni per farmi poi
controllare dalla mia impiegata se posso entrare nel mio studio,
Draghi, Speranza e Brunetta hanno visto un film alla radio.

Io entro nel mio studio tutti i giorni per fare il mio lavoro e vaffanculo ?

Tra l’altro noi avvocati per espressa previsione del decreto 127
possiamo andare in tribunale, che é letteralmente un mercato con gente
ammassata in ogni dove, senza green pass, quindi dovremmo viceversa
averlo per ricevere una o due persone alla volta in studio?

Due colleghi del CNF hanno pubblicato uno “studio” in cui sostengono
candidamente questo, ma, di nuovo, questo studio, come tutti gli
studi, non vale un cazzo: come le FAQ, come le circolari, propone solo
un’interpretazione, che può benissimo non essere condivisa e io non la
condivido affatto perché è una boiata ed è per di più in
contraddizione col resto del decreto 127, anche sotto il profilo
teleologico di cui all’art 12 delle preleggi.

Spiace che le nostre istituzioni forensi abbiano perso un’occasione
per aiutare la categoria, cogliendone invece una oer dimostrarsi
conformiste come da lunga tradizione.

Ti chiudo anche questa parentesi, che però serviva per darti un
ulteriore dettaglio circa l’assurdità di quella tesi che vorrebbe il
green pass applicabile anche agli autonomi.

Queste sono le osservazioni corrette in diritto, se conosci qualche
autonomo mandagli pure il post perché nel marasma attuale, in cui
ognuno fa a chi la spara più grossa, é importante avere informazioni
fondate, di qualità e soprattutto sulle quali fare affidamento.

Evviva noi

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riflessioni

Good morning, Draghistan!

Good morning, Draghistan!

Non ha senso parlare di discriminazione quando si vogliono indicare i
problemi del greenpass.

É evidente che qualsiasi normativa che fa riferimento a situazioni di
fatto che sono diverse nella realtà discrimina – e per fortuna che lo
fa perché situazioni diverse vanno trattate in modo diverso.

Questo, addirittura, é il vero significato del principio di
uguaglianza, nell’ermeneutica ufficiale della Corte costituzionale,
completamente condivisibile.

Il problema di un istituto abominevole come il green pass é molto più
a monte di questo e consiste nel fatto che non esiste una epidemia di
microorganismi di gravità tale da giustificare l’adozione di
provvedimenti del genere.

Non ci sono abbastanza morti.

Non ce n’è un numero nemmeno lontanamente sufficiente per giustificare
questo merdaio di legislazione liberticida e soffocante che é stato
varato, con estrema cura, negli ultimi due anni.

Mi dispiace per i decerebrati che vanno ancora avanti dopo due anni a
sostanziarsi con i camion di Bergamo, ma basta alzare gli occhi dal
televisore, dal giornale o dal cellulare per vedere che la gente non
muore.

Si ammala, piuttosto, poi guarisce.

La mortalità è delle zero virgola qualcosa per cento.

Senza dimenticare, peraltro, che morire si muore tutti, prima o poi.

Il vero negazionista é quello che nega questa, che ormai è la realtà
evidente a tutti quelli che vogliono vederla.

Il problema del green pass non é, dunque, che discrimina, ma, molto
prima, che non c’è nessuna epidemia tale da giustificarlo.

Così come è senza alcuna giustificazione la campagna di in(o)culazione
di massa in corso.

Stefano Paternò é morto a causa del vaccino – lo accerta la perizia
ufficiale – perché aveva, senza accorgersene, già in precedenza
contratto il virus.

Cioè lui è morto per tentare di evitare di prendere un morbo che era
così grave che l’aveva già preso in passato senza accorgersene…

Io voglio bene a tutti. Tra i vaccinati ci sono persone a me molto
care e davvero spero di cuore che non succeda loro nulla, non riesco
ad accedere al settarismo che augura i peggiori mali a una parte o
all’altra.

Però io scelgo di non vaccinarmi.

Non perché, come vuole qualche cretino, «non so quello che c’è
dentro», ma piuttosto perché so benissimo quello che c’è fuori.

Se mi vaccinassi, lo farei per non ammalarmi, non certo per viaggiare,
andare a mangiare una pizza o altre amenità che pure ho sentito.

I vaccini servono, in teoria, per combattere le malattie, non per
andare a Formentera o a mangiare le lasagne o i tortellini.

Già questo dovrebbe farvi suonare qualcosa nella testa.

Iscriviti al blog, é fondamentale per evitare le vaccate che oggi
dominano la scena in ogni campo.

Evviva noi.

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riflessioni

La Chiesa ha mancato un’occasione storica.

La devastazione della Chiesa, realizzata mettendo a capo della stessa
un improponibile come Bergoglio, é stato sicuramente un atto
preparatorio della pandefuffa che sarebbe venuta dopo qualche anno.

La Chiesa universale avrebbe avuto, se fosse stata gestita da
sacerdoti anche solo minimamente degni del loro ufficio, una funzione
e un ruolo fondamentali in questo periodo di enorme difficoltà e di
grande crisi materiale e spirituale, offrendo un fondamentale ed
autorevole punto di vista alternativo, che avrebbe costituito un punto
di riferimento importante per milioni di persone, credenti e non: la
centralità dell’anima.

Un papa, al contrario, giulivamente appiattito sulle posizioni del
mondo, con la evidente funzione di cappellano dell’ONU, che invita
alla vaccinazione come unico rimedio, come se non ci fosse salvezza
senza vaccinazione, quando la nostra fede e le nostre scritture sono
piene di inviti a non preoccuparsi per il corpo, considerata la
primazia dell’anima, non fa niente di diverso da uno qualsiasi dei
governanti del mondo, tutti più o meno complici di questa
allucinazione collettiva orwelliana, dove ormai proprio più nessuno di
autorevole per le masse ha il coraggio di gridare che il re è nudo e
cioè che non c’è nessuna pandemia che possa considerarsi tale.

Ormai la società si sta avviando serenamente, e in fondo io credo
anche spontaneamente, per un destino in qualche modo scritto da
qualche parte, verso una divisione in due parti, come nel romanzo di
Orwell: da una parte i membri del partito, oggi del sistema,
dall’altra i prolet.

Sì é vero oggi in Italia ci stanno ricattando, con il ricatto più
spregevole che ci sia, vaccino o perdita del lavoro e della
possibilità di mangiare e vivere, ma é per motivi più reconditi che ci
si incammina verso la vaccinazione o verso, al contrario, la
resistenza. Più persone ascolto, incontro, ho occasione di sentire e
più questa sensazione diventa corposa, netta, verosimile.

É come se ognuno di noi, al di là di tutti i discorsi vacui sulla
scienza e simili, fosse stato destinato sin dall’inizio ad imboccare
una certa strada, la grande maggioranza da una parte e un «piccolo
esercito» dall’altra; e più passa il tempo, più le cose progrediscono
e più tutto questo appare chiaro.

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Ogni scelta é determinata dalla paura.

La scelta in ordine alla vaccinazione é determinata, per lo più, da
ciò che ad ognuno fa più paura: chi vi si sottopone, ha più paura del
covid; chi invece non si fa inoculare ha più paura del vaccino.

Questa é la «grandezza» con cui prendiamo le nostre decisioni, la
scienza non c’entra nulla.

Non c’è nessun numero, nessun dato, nessuno studio che possa
dimostrare con certezza assoluta che la vaccinazione sia preferibile o
meno.

Ci sono, infatti, troppe causalità ipotetiche, ti faccio solo un esempio.

Una persona si vaccina, poi muore per il covid. Uno può dire se non si
fosse fatto il vaccino, sarebbe morto lo stesso, morto prima, non
sarebbe morto. Sono ipotesi indimostrabili anche con una CTU post
mortem.

Una persona si vaccina e non si infetta, si infetta in modo
asintomatico, si infetta presenta sintomi lievi, oppure gravi, ma alla
fine ce la fa. Anche in questo caso é impossibile, per la scienza e la
medicina, dire cosa sarebbe successo a quella persona se non si fosse
vaccinata, la situazione relativa non è ricostruibile ex post, se non
in termini di lata causalità ipotetica, ma questo significa parlare di
niente.

Sì, abbiamo ascoltato tutti la spiegazione di come funzionerebbero i
vaccini, però fatto sta che ci sono persone che si vaccinano e muiono
o per il covid o per il vaccino, come é stato accertato in tribunale
almeno in un caso – senza, beninteso, che ciò possa imporre una
sospensione della vaccinazione, perché vale sempre la considerazione
per cui se un vaccino salva più vite di quante ne stronchi, per quanto
cinico possa apparire, va mantenuto.

Tra alcuni anni, a bocce ferme, si potranno tentare alcune letture su
base statistica, che lasceranno per lo più però lo stesso il tempo che
troveranno…

La medicina occidentale e l’industria del farmaco hanno, insomma,
provato a trovare una cura, o meglio una strategia, ma non è affatto
detto né che funzioni, né, come é stato pur detto dagli «esperti», che
funzionicchi.

É giusto provarci, ma l’operazione deve essere espressamente
classificata come un tentativo: bisogna dire una cosa come «al momento
non abbiamo di meglio, non abbiamo sicurezze né garanzie da offrirvi,
vedete voi che cosa fare».

In questa situazione, ci sono dunque alcune cose che vengono sentite
come comunque sbagliate e violente.

La prima è la protervia dei governi, che impongono obblighi vaccinali
diretti o indiretti.

La seconda è la superbia che ogni tanto si manifesta nell’una o
nell’altra categoria nei confronti dell’altra, con la presunzione che
la propria scelta sia sempre la migliore.

Io, al momento, ho scelto di non vaccinarmi e non credo che mi vaccinerò.

So perfettamente che potrei ammalarmi e crepare e allora forse la mia
scelta potrebbe rivelarsi non esser stata quella giusta, esattamente
come tutte le scelte della vita, il cui vero significato arriva solo
in seguito.

In altri termini, so che, anche se al momento non la penso come loro,
potrebbero aver ragione i vaccinisti.

Non sarebbe né la prima né l’intima volta in cui mi sbaglio.

Ma io devo sbagliare da me, secondo quello che mi sembra in quel
momento più giusto. Io, ad oggi, non penso affatto che abbiano ragione
i vaccinisti, penso di aver ragione io, altrimenti mi comporterei
diversamente. Però ho la consapevolezza che le mie conclusioni,
esattamente come quelle di tutti, sono sempre fallibili.

Siccome le ragioni di una scelta piuttosto che di un’altra sono
emotive, non capisco come possano gli appartenenti di una categoria
ritenersi migliori dei membri dell’altra.

Tu saresti meglio di me perché ti fai sempre condizionare dalla paura
di qualcosa come me, ma scegli in base ad una paura migliore della
mia?

Cioè io ad esempio sarei un vigliacco perché ho paura del vaccino
mentre tu non la saresti perché hai paura del covid?

Nessuno é un vigliacco, aver paura é normale, ognuno nutre le paure
che nutre in base ai propri filtri cognitivi e al suo vissuto.

Non sta in piedi.

Vogliamoci bene e preghiamo per la salvezza, del corpo e dell’anima, di tutti.

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Aulin e preparati contro il covid: un paragone possibile?

Adoro la logica di quelli che condividono i foglietti illustrativi dei
principali medicinali consumati in Occidente, per mostrarne i gravi
possibili effetti collaterali, per poi concluderne che, se assumiamo
quei farmaci senza tante storie, dovremmo, con la medesima noncuranza,
farci inoculare serenamente i preparati sperimentali contro il covid.

Quello che mi attrae, in tali circostanze, é la piena convinzione con
cui si possono sostenere ragionamenti e conclusioni di questo genere,
letteralmente infarciti di fallacie logiche che, tuttavia, non
sembrano destare o ancora meno sollevare il minimo sospetto.

Mi limito a citarne sono alcune:

  • il fatto che un farmaco presenti possibili effetti collaterali non
    dovrebbe affatto indurre a farvi ricorso con nonchalance, ma solo in
    caso di effettivo bisogno e con tutte le precauzioni del caso;
  • ci sono moltissime persone che riescono a vivere benissimo senza
    molti farmaci, usandone pochi e solo raramente, se non nessuno del
    tutto, semplicemente curando la nutrizione, la forza del corpo, la
    connessione col sole e altre pratiche di sicuro e ormai comprovato
    aiuto accanto alla medicina tradizionale occidentale;
  • quei farmaci sono stati testati molto più a lungo, sia prima che
    dopo l’immissione sul mercato, rispetto a preparati sperimentali
    contro il covid, che, al confronto, non hanno superato quasi nessuna
    delle fasi previste per un farmaco, a motivo dell’emergenza;
  • sempre quei farmaci vengono assunti in presenza di una patologia
    conclamata o almeno un sintomo, ad esempio ho mal di testa e prendo un
    Aulin, mentre i farmaci contro il covid vengono somministrati a
    persone che stanno bene e si pretenderebbe addirittura di darli a
    persone, i giovani, che é quasi impossibile si possano ammalare;
  • non si può, per mille motivi, paragonare l’utilizzo singolo o
    circoscritto di un farmaco ad una campagna di somministrazione di
    massa porco cazzo…

Queste sono alcune piccole differenze che ci sono tra le due
situazioni che l’uomo dei social pretenderebbe di mettere a confronto
come se fossero uguali o, almeno, analoghe, quando é del tutto
evidente che non sono né l’una né l’altra.

La verità è che la realtà che vede l’uomo dei social é emotiva: lui
non arriva a delle conclusioni attraverso un iter logico, lui parte
dalle sue conclusioni e poi sostiene e appoggia qualsiasi sciocchezza
possa portare acqua al mulino di quelle conclusioni da cui è partito.

La cosa più paradossale di tutte é che é convinto di credere nella
scienza quando, lo diciamo ancora una volta, la scienza è solo un
metodo, che peraltro predica l’esatto opposto di quello che fa l’uomo
dei social: prima analizzare i fatti, effettuare se del caso alcuni
esperimenti, solo alla fine tracciare delle eventuali conclusioni.

L’uomo dei social, che si reputa troppo intelligente per credere in
Dio, finisce così per credere a qualsiasi sciocchezza; ha bisogno di
credere nei vaccini perché sostanzialmente non dispone di altro,
quindi finisce per aderirvi, non importa quanto la logica possa
gridare, egli non la sente.

Non tutte le opinioni sono davvero opinioni, alcune sono cazzate.

Evviva noi.

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riflessioni

Storie di green pass.

L'unica speranza contro il greenpass é che faccia perdere troppi soldi alle persone sbagliate
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riflessioni

Resistere, resistere, resistere.

Col decreto 111, che si aggiunge al 105, il governo italiano spinge ancora più in su la supposta nel culo del popolo.

Questo Stato, che vuol fare il finocchio con nostro culo, ti dice vigliaccamente che vaccinarsi é un dovere solo civico, per non importene l’obbligo assumendosene le relative responsabilità, poi ti pone talmente tante limitazioni da rendertelo, di fatto, obbligatorio.

Eppure noi free vax abbiamo ragione.

Questi farmaci sperimentali, proposti da multinazionali multate più volte in passato, non sono vaccini e questa pandemia fa acqua da troppe parti per potersi fidare ciecamente del sistema.

Oggi tutti detestano quei medici che negli anni 50 promuovevano il consumo di sigarette come se facessero bene alla salute e questa non è certo l’unica cantonata presa dalla medicina occidentale nel corso del tempo.

Sempre negli anni 50, però, chi si rifiutava di fumare dicendo che faceva male veniva preso per il culo e incitato, tutto al contrario, a farlo.

Il Signore ama sempre vincere le sue battaglie con un piccolo esercito.

Evviva noi.

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Difesa dal green pass: guida all’uso di blog e studio.

In questi giorni sto ricevendo, un po’ dappertutto, domande di
chiarimenti sul green pass. Il tema è molto sentito, le persone e le
aziende hanno bisogno di informazioni e, in qualche caso, di
assistenza concreta.

Così ho pensato di scrivere alcune brevi istruzioni per l’uso in modo
da canalizzare meglio sia le richieste di informazioni che le
risposte, in modo che queste ultime vadano a beneficio di tutti,
distinguendo anche, per dovuta chiarezza, tra cose che faccio
gratuitamente, per liberalità e aiuto disinteressato, ai cittadini e
cose, invece, a pagamento.

Allora, se vuoi qualche chiarimento, informazione, spunto, puoi
contattarmi tranquillamente. É gratuito e non si spende assolutamente
niente.

Può darsi che, in alcuni casi, il problema che mi poni non sia
semplice come pensi e sia necessario un lavoro di approfondimento per
capire meglio la situazione: in quei casi, sarò io a dirtelo,
facendoti presente il lavoro di approfondimento che sarebbe necessario
e indicandotene il costo, dopodiché valuterai liberamente se vuoi fare
la spesa relativa.

Per tutti i chiarimenti e le informazioni gratuite ti chiedo solo di
scrivermi qui sul blog, dal modulo dei contatti, e di non usare nessun
altro canale. Non usare cioè facebook, messenger, whatsapp, mail e
così via. Ti colleghi al modulo dei contatti, di cui ti lascio di
seguito il link nei riferimenti, lo compili veloce ed è fatta.

Un altro modo per ottenere risposte e chiarimenti gratuiti é quello di
lasciare un commento sotto ad un post del blog inerente al problema
specifico.

Alcune persone leggono i post e poi mi chiedono chiarimenti via
WhatsApp o Messenger relativamente al contenuto del post. Questo non
va bene: mi lasci invece un commento sotto al post, così la risposta
che scrivo sarà utile per tutti quelli che leggeranno il post.

Veniamo adesso alla parte a pagamento.

Ci sono situazioni in cui la raccolta informazioni non serve più a
niente, ma bisogna agire.

Ad esempio, hai ricevuto una lettera dal tuo datore di lavoro che ti
intima di presentare il green pass.

Qui non ci sono cazzi, bisogna approfondire e rispondere per iscritto.

Prendi appuntamento con me.

Se sei vicino a Vignola, o comunque disposto a venire di persona,
l’appuntamento sarà in studio. Viceversa, sarà via Skype.

Ma dobbiamo partire da un appuntamento.

Per prendere l’appuntamento, chiami il numero dello studio 059761926 e
chiedi della mia assistente; é lei che mi gestisce l’agenda, grazie a
Dio.

Quanto costa l’appuntamento?

Al momento io lavoro a 100€/ora, valuta tu quante ore vuoi prenotare,
di solito si comincia con un’ora e poi si vede, salvo che la
situazione non si presenti sin da subito particolarmente complessa.

Riassumendo.

Se vuoi per il momento solo prendere qualche informazione, chiarimento
e spunto, sono disponibile a fornirteli del tutto gratuitamente, così
come del tutto gratuitamente scrivo questo blog tutti i giorni da
oltre vent’anni.

Sarà per me anzi un piacere darti una mano, quindi scrivimi tutte le
volte che vuoi sei davvero il benvenuto.

L’unica cosa che ti chiedo é di scrivermi sul blog o tramite il blog e
non altrove:
– compilando il modulo di contatto;
– lasciando un commento sotto ad un post inerente (non ovviamente ad
un post qualsiasi che non ha niente a che vedere con la tua domanda).

Se invece hai bisogno di o vuoi assistenza da parte mia, allora
diventa lavoro a pagamento, sulla base almeno di un costo chiaro e
determinato con precisione prima di iniziare il lavoro.

Puoi acquistare una consulenza on line (ti lascio anche questo link
tra i riferimenti) oppure chiamare il mio studio per avere un
appuntamento: in entrambi i casi ci sarà comunque un appuntamento, in
presenza o tramite Skype (o altri sistemi di videoconferenza).

Segui sempre queste istruzioni e nessuno si farà male.

Evviva noi.

Riferimenti

Conclusioni

  • Iscriviti al blog per non perdere il fondamentale post del giorno
    tutti i giorni, dal lunedì al venerdì

  • Valuta una copertura di tutela legale per te, la tua famiglia e la
    tua azienda. Clicca qui:
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    altro, condividilo, in tutti i modi che preferisci, anche via mail o
    sui social, mi fa solo piacere.

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Vaccinazione: rispetto per i punti di vista di ognuno.

La scelta se vaccinarsi o meno dipende dal vissuto di ognuno, non soltanto con riferimento a eventuali patologie fisiche pregresse, correnti o croniche, ma anche agli aspetti spirituali, concernenti il modo in cui una persona si relaziona con la propria fragilità, la propria caducità e l’eventualità di ammalarsi.

In altri termini, il punto di vista che ognuno di noi ha verso la campagna vaccinale dipende dalla struttura della sua personalità, da come ha vissuto sino ad ora, dalle sue esperienze, traumi, ferite e disfunzionalità.

Per questo, a mio modo di vedere le scelte e gli atteggiamenti di ognuno non possono essere giudicati dagli altri: chi lo facesse non solo sbaglierebbe, ma si avvelenerebbe perché il giudizio è un veleno che intossica per primo chi lo pratica.

È evidente che se, ad esempio, una persona é ipocondriaca o tende all’ipocondria avrà un punto di vista molto più favorevole verso la campagna vaccinale, perché in lei il livello di paura é molto più alto che in un’altra persona.

Sono, peraltro, queste le motivazioni che ci muovono.

Chi parla di scienza o motivi scientifici sta, di fatto, barando, magari del tutto
inconsapevolmente.

Siccome una risposta certa dalla scienza non c’è, per mille motivi di cui ho già abbondantemente parlato in altri post,
giungere a conclusioni «scientifiche» in realtà non costituisce altro che la copertura di facciata di situazioni emotive che sono quelle che davvero hanno determinato la persona a decidere in un modo piuttosto che in un altro.

L’ipocondriaco del nostro esempio, dunque, non ti dirà mai «mi vaccino
perché mi sto cagando addosso», ma nobiliterà la sua scelta dicendo «mi vaccino perché credo nella scienza e perché voglio tutelare anche gli altri».

Questo naturalmente vale anche per chi non vuole vaccinarsi, che magari ha una fobia dei farmaci, ma non te lo confesserà mai e dice che non si vaccina perché bisogna «lottare per la libertà» e altri alti e nobili consimilari scopi.

Una volta bolliti tutti questi discorsi, sul fondo rimane che ognuno di noi non sa davvero nulla della vita degli altri.

Ognuno di noi, a ben vedere, non conosce bene nemmeno se stesso, figuriamoci gli altri da sé.

Il giudizio, dunque, prima che sbagliato é anche impossibile in re ipsa.

Nessuno di noi può davvero sapere perché uno è pro vaccino o free vax, sono le propensioni di ognuno.

É un peccato che ogni categoria debba additare le altre come quelle
degli «stupidi», di quelli che «non capiscono», via via a volte salendo ad eccessi verbali davvero poco commendevoli, soprattutto per la fallacia logica dei ragionamenti che ne stanno alla base.

La verità è che le persone intelligenti stanno in ogni categoria e sono, purtroppo, una minoranza, mentre gli idioti sono parimenti ubiquitari e sono purtroppo la maggioranza.

Ognuno cerca di fare il meglio per sé e per gli altri e lo valuta sulla base degli strumenti e dei punti di vista di cui dispone. Non c’è mai uno che ha «più scienza» di un altro, quello é solo un
presuntuoso.

Evviva noi.

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