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Disabilitato il gruppo fb «noi non vaccinati».

Questa mattina facebook ha disabilitato il gruppo «noi non vaccinati», una comunità pacifica da me fondata in cui oltre 27.000 persone che hanno scelto, legittimamente, di non vaccinarsi cercavano, col mio aiuto, di trovare strategie di vita, sia legali che pratiche, per affrontare la situazione attuale.

Ho chiesto la revisione, ma ovviamente non c’è da confidarci molto.

Inizialmente il gruppo era disabilitato, ma comunque accessibile in modalità lettura. Al momento, non è nemmeno più leggibile, sembra essere stato completamente cancellato, tanto che molte persone mi scrivono pensando di essere state bannate.

Fortunatamente, sapendo che facebook può fare cose vergognose del genere, avevo chiesto sin dall’inizio alle persone di iscriversi al mio blog giuridico, avvocati dal volto umano, che tuttavia al momento non può più essere utilizzato per questo scopo, dovendo rimanere un blog di domande e risposte generali e divulgative in campo legale.

Per questo motivo, ho aperto questo blog specifico e con gli stessi argomenti del gruppo cancellato.

Spero presto di riuscire a creare uno spazio tipo forum in cui le persone possano partecipare e scrivere propri post.

Al momento, c’è il gruppo telegram, che, per fortuna, avevo creato prima della chiusura del gruppo facebook, ed al quale puoi iscriverti cliccando qui.

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Cosa puoi fare ora?

Può essere molto importante, per noi non vaccinati, che tu faccia quanto segue.

1. Iscriviti a questo blog

Fai un primo, importantissimo passo: iscriviti a questo blog, in modo da ricevere la comunicazione di ogni nuovo post e da non perdere il contatto con me e con tutte le iniziative contro la pandefuffa.

Inserisci il tuo indirizzo mail di seguito, poi clicca o tappa su Ok.

Attenzione: ti arriverà una mail in cui dovrai dare la conferma. Se non darai la conferma, l’iscrizione non sarà completata.

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Se non ti iscrivi qui, potresti perdere la connessione con me per sempre.

2. Dai un’occhiata alle mie altre risorse.

Questo non è il mio unico blog, non è il mio unico spazio telematico in cui opero. Ovviamente ho account social, dai più comuni a quelli «da scrittore» su Amazon e goodreads. Inoltre ho un paio di podcast e aggiorno ogni tanto un canale youtube.

Dai un’occhiata a tutte le risorse disponibili, sicuramente ce ne sono alcune di interesse per te, clicca sul link seguente: https://vienimidietro.wordpress.com

3. Condividi questo post

Una volta che ti sarai iscritto, se credi nel lavoro che faccio e nel modo, diverso da quello di tutti gli altri avvocati che se ne occupano, in cui lo faccio, condividi questo post, in modo che più persone possibile possano leggerlo e iscriversi a questo blog.

Non ho nessun modo per poter comunicare con i miei oltre 27.000 iscritti: facebook ha spezzato questo collegamento per sempre.

Aiutami a raggiungerli di nuovo, a far loro sapere che esiste uno spazio dove sto cercando di ricostruire tutto, coinvolgendo magari sempre gente nuova.

4. Lascia un commento

Se hai un suggerimento, un consiglio o semplicemente qualcosa da dire a riguardo, lascia il tuo commento qui sotto. Lo leggerò con piacere. Metti «like» al post, sarà utile per farlo conoscere sempre di più.

Sono molto felice di averti ritrovato ??.

Grazie e sempre evviva noi.

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riflessioni

Io sono l'eretto: come salvare il mondo stando in piedi.

Ieri mattina sono andato coi miei familiari a Serramazzoni per una visita ai miei nonni, che vi riposano.

Dopo la deposizione di due mazzi di fiori freschi, aver condiviso qualche ricordo e scorse le vestigia di qualche antica linea di parentela, siamo andati in centro per bere qualcosa di caldo.

C’era la nebbia, faceva piuttosto freddo.

Così conviene, peraltro, per questi giorni a cavaliere tra luce e tenebre, dove il nostro mondo dei vivi si avvicina come non mai a quel loro dei morti.

Entrati in un bar, di cui é giusto e pio tacere nome ed ubicazione, ho chiesto se ci saremmo potuti sedere, come sono solito fare da sempre – senza, in quel momento, pensare ad altro.

La barista – le donne sono sempre più affezionate alle regole – mi ha snocciolato la vigenza: «chi ha il green pass sì, e lo devo vedere; chi non ce l’ha, no».

Legittimo.

Alla fine, chi aveva il green pass si é seduto; chi non ce l’aveva, parte é uscito e parte é rimasto, in piedi, accanto al tavolo dove gli altri stavano seduti.

Tra questi ultimi, sono rimasto accanto ai miei familiari assisi, in una posizione un po’ scomoda e forse, vista dall’alto, demenziale, rinfrancato tuttavia dall’aver così potuto dare, col mio insistere in piedi, il mio contributo a sconfiggere un morbo che continua a riempiere le strade di camion con gran copia di morti.

«Io sono l’eretto», dunque: colui che salverà il mondo; molto di più dell’eletto, che, del resto non ha mai combinato granché.

E comunque sitting is the new smoking: se non salverò il mondo, salverò almeno me stesso.

Forse.

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riflessioni

Good morning, Draghistan!

Good morning, Draghistan!

Non ha senso parlare di discriminazione quando si vogliono indicare i
problemi del greenpass.

É evidente che qualsiasi normativa che fa riferimento a situazioni di
fatto che sono diverse nella realtà discrimina – e per fortuna che lo
fa perché situazioni diverse vanno trattate in modo diverso.

Questo, addirittura, é il vero significato del principio di
uguaglianza, nell’ermeneutica ufficiale della Corte costituzionale,
completamente condivisibile.

Il problema di un istituto abominevole come il green pass é molto più
a monte di questo e consiste nel fatto che non esiste una epidemia di
microorganismi di gravità tale da giustificare l’adozione di
provvedimenti del genere.

Non ci sono abbastanza morti.

Non ce n’è un numero nemmeno lontanamente sufficiente per giustificare
questo merdaio di legislazione liberticida e soffocante che é stato
varato, con estrema cura, negli ultimi due anni.

Mi dispiace per i decerebrati che vanno ancora avanti dopo due anni a
sostanziarsi con i camion di Bergamo, ma basta alzare gli occhi dal
televisore, dal giornale o dal cellulare per vedere che la gente non
muore.

Si ammala, piuttosto, poi guarisce.

La mortalità è delle zero virgola qualcosa per cento.

Senza dimenticare, peraltro, che morire si muore tutti, prima o poi.

Il vero negazionista é quello che nega questa, che ormai è la realtà
evidente a tutti quelli che vogliono vederla.

Il problema del green pass non é, dunque, che discrimina, ma, molto
prima, che non c’è nessuna epidemia tale da giustificarlo.

Così come è senza alcuna giustificazione la campagna di in(o)culazione
di massa in corso.

Stefano Paternò é morto a causa del vaccino – lo accerta la perizia
ufficiale – perché aveva, senza accorgersene, già in precedenza
contratto il virus.

Cioè lui è morto per tentare di evitare di prendere un morbo che era
così grave che l’aveva già preso in passato senza accorgersene…

Io voglio bene a tutti. Tra i vaccinati ci sono persone a me molto
care e davvero spero di cuore che non succeda loro nulla, non riesco
ad accedere al settarismo che augura i peggiori mali a una parte o
all’altra.

Però io scelgo di non vaccinarmi.

Non perché, come vuole qualche cretino, «non so quello che c’è
dentro», ma piuttosto perché so benissimo quello che c’è fuori.

Se mi vaccinassi, lo farei per non ammalarmi, non certo per viaggiare,
andare a mangiare una pizza o altre amenità che pure ho sentito.

I vaccini servono, in teoria, per combattere le malattie, non per
andare a Formentera o a mangiare le lasagne o i tortellini.

Già questo dovrebbe farvi suonare qualcosa nella testa.

Iscriviti al blog, é fondamentale per evitare le vaccate che oggi
dominano la scena in ogni campo.

Evviva noi.

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riflessioni

La Chiesa ha mancato un’occasione storica.

La devastazione della Chiesa, realizzata mettendo a capo della stessa
un improponibile come Bergoglio, é stato sicuramente un atto
preparatorio della pandefuffa che sarebbe venuta dopo qualche anno.

La Chiesa universale avrebbe avuto, se fosse stata gestita da
sacerdoti anche solo minimamente degni del loro ufficio, una funzione
e un ruolo fondamentali in questo periodo di enorme difficoltà e di
grande crisi materiale e spirituale, offrendo un fondamentale ed
autorevole punto di vista alternativo, che avrebbe costituito un punto
di riferimento importante per milioni di persone, credenti e non: la
centralità dell’anima.

Un papa, al contrario, giulivamente appiattito sulle posizioni del
mondo, con la evidente funzione di cappellano dell’ONU, che invita
alla vaccinazione come unico rimedio, come se non ci fosse salvezza
senza vaccinazione, quando la nostra fede e le nostre scritture sono
piene di inviti a non preoccuparsi per il corpo, considerata la
primazia dell’anima, non fa niente di diverso da uno qualsiasi dei
governanti del mondo, tutti più o meno complici di questa
allucinazione collettiva orwelliana, dove ormai proprio più nessuno di
autorevole per le masse ha il coraggio di gridare che il re è nudo e
cioè che non c’è nessuna pandemia che possa considerarsi tale.

Ormai la società si sta avviando serenamente, e in fondo io credo
anche spontaneamente, per un destino in qualche modo scritto da
qualche parte, verso una divisione in due parti, come nel romanzo di
Orwell: da una parte i membri del partito, oggi del sistema,
dall’altra i prolet.

Sì é vero oggi in Italia ci stanno ricattando, con il ricatto più
spregevole che ci sia, vaccino o perdita del lavoro e della
possibilità di mangiare e vivere, ma é per motivi più reconditi che ci
si incammina verso la vaccinazione o verso, al contrario, la
resistenza. Più persone ascolto, incontro, ho occasione di sentire e
più questa sensazione diventa corposa, netta, verosimile.

É come se ognuno di noi, al di là di tutti i discorsi vacui sulla
scienza e simili, fosse stato destinato sin dall’inizio ad imboccare
una certa strada, la grande maggioranza da una parte e un «piccolo
esercito» dall’altra; e più passa il tempo, più le cose progrediscono
e più tutto questo appare chiaro.

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riflessioni

Ogni scelta é determinata dalla paura.

La scelta in ordine alla vaccinazione é determinata, per lo più, da
ciò che ad ognuno fa più paura: chi vi si sottopone, ha più paura del
covid; chi invece non si fa inoculare ha più paura del vaccino.

Questa é la «grandezza» con cui prendiamo le nostre decisioni, la
scienza non c’entra nulla.

Non c’è nessun numero, nessun dato, nessuno studio che possa
dimostrare con certezza assoluta che la vaccinazione sia preferibile o
meno.

Ci sono, infatti, troppe causalità ipotetiche, ti faccio solo un esempio.

Una persona si vaccina, poi muore per il covid. Uno può dire se non si
fosse fatto il vaccino, sarebbe morto lo stesso, morto prima, non
sarebbe morto. Sono ipotesi indimostrabili anche con una CTU post
mortem.

Una persona si vaccina e non si infetta, si infetta in modo
asintomatico, si infetta presenta sintomi lievi, oppure gravi, ma alla
fine ce la fa. Anche in questo caso é impossibile, per la scienza e la
medicina, dire cosa sarebbe successo a quella persona se non si fosse
vaccinata, la situazione relativa non è ricostruibile ex post, se non
in termini di lata causalità ipotetica, ma questo significa parlare di
niente.

Sì, abbiamo ascoltato tutti la spiegazione di come funzionerebbero i
vaccini, però fatto sta che ci sono persone che si vaccinano e muiono
o per il covid o per il vaccino, come é stato accertato in tribunale
almeno in un caso – senza, beninteso, che ciò possa imporre una
sospensione della vaccinazione, perché vale sempre la considerazione
per cui se un vaccino salva più vite di quante ne stronchi, per quanto
cinico possa apparire, va mantenuto.

Tra alcuni anni, a bocce ferme, si potranno tentare alcune letture su
base statistica, che lasceranno per lo più però lo stesso il tempo che
troveranno…

La medicina occidentale e l’industria del farmaco hanno, insomma,
provato a trovare una cura, o meglio una strategia, ma non è affatto
detto né che funzioni, né, come é stato pur detto dagli «esperti», che
funzionicchi.

É giusto provarci, ma l’operazione deve essere espressamente
classificata come un tentativo: bisogna dire una cosa come «al momento
non abbiamo di meglio, non abbiamo sicurezze né garanzie da offrirvi,
vedete voi che cosa fare».

In questa situazione, ci sono dunque alcune cose che vengono sentite
come comunque sbagliate e violente.

La prima è la protervia dei governi, che impongono obblighi vaccinali
diretti o indiretti.

La seconda è la superbia che ogni tanto si manifesta nell’una o
nell’altra categoria nei confronti dell’altra, con la presunzione che
la propria scelta sia sempre la migliore.

Io, al momento, ho scelto di non vaccinarmi e non credo che mi vaccinerò.

So perfettamente che potrei ammalarmi e crepare e allora forse la mia
scelta potrebbe rivelarsi non esser stata quella giusta, esattamente
come tutte le scelte della vita, il cui vero significato arriva solo
in seguito.

In altri termini, so che, anche se al momento non la penso come loro,
potrebbero aver ragione i vaccinisti.

Non sarebbe né la prima né l’intima volta in cui mi sbaglio.

Ma io devo sbagliare da me, secondo quello che mi sembra in quel
momento più giusto. Io, ad oggi, non penso affatto che abbiano ragione
i vaccinisti, penso di aver ragione io, altrimenti mi comporterei
diversamente. Però ho la consapevolezza che le mie conclusioni,
esattamente come quelle di tutti, sono sempre fallibili.

Siccome le ragioni di una scelta piuttosto che di un’altra sono
emotive, non capisco come possano gli appartenenti di una categoria
ritenersi migliori dei membri dell’altra.

Tu saresti meglio di me perché ti fai sempre condizionare dalla paura
di qualcosa come me, ma scegli in base ad una paura migliore della
mia?

Cioè io ad esempio sarei un vigliacco perché ho paura del vaccino
mentre tu non la saresti perché hai paura del covid?

Nessuno é un vigliacco, aver paura é normale, ognuno nutre le paure
che nutre in base ai propri filtri cognitivi e al suo vissuto.

Non sta in piedi.

Vogliamoci bene e preghiamo per la salvezza, del corpo e dell’anima, di tutti.

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riflessioni

Aulin e preparati contro il covid: un paragone possibile?

Adoro la logica di quelli che condividono i foglietti illustrativi dei
principali medicinali consumati in Occidente, per mostrarne i gravi
possibili effetti collaterali, per poi concluderne che, se assumiamo
quei farmaci senza tante storie, dovremmo, con la medesima noncuranza,
farci inoculare serenamente i preparati sperimentali contro il covid.

Quello che mi attrae, in tali circostanze, é la piena convinzione con
cui si possono sostenere ragionamenti e conclusioni di questo genere,
letteralmente infarciti di fallacie logiche che, tuttavia, non
sembrano destare o ancora meno sollevare il minimo sospetto.

Mi limito a citarne sono alcune:

  • il fatto che un farmaco presenti possibili effetti collaterali non
    dovrebbe affatto indurre a farvi ricorso con nonchalance, ma solo in
    caso di effettivo bisogno e con tutte le precauzioni del caso;
  • ci sono moltissime persone che riescono a vivere benissimo senza
    molti farmaci, usandone pochi e solo raramente, se non nessuno del
    tutto, semplicemente curando la nutrizione, la forza del corpo, la
    connessione col sole e altre pratiche di sicuro e ormai comprovato
    aiuto accanto alla medicina tradizionale occidentale;
  • quei farmaci sono stati testati molto più a lungo, sia prima che
    dopo l’immissione sul mercato, rispetto a preparati sperimentali
    contro il covid, che, al confronto, non hanno superato quasi nessuna
    delle fasi previste per un farmaco, a motivo dell’emergenza;
  • sempre quei farmaci vengono assunti in presenza di una patologia
    conclamata o almeno un sintomo, ad esempio ho mal di testa e prendo un
    Aulin, mentre i farmaci contro il covid vengono somministrati a
    persone che stanno bene e si pretenderebbe addirittura di darli a
    persone, i giovani, che é quasi impossibile si possano ammalare;
  • non si può, per mille motivi, paragonare l’utilizzo singolo o
    circoscritto di un farmaco ad una campagna di somministrazione di
    massa porco cazzo…

Queste sono alcune piccole differenze che ci sono tra le due
situazioni che l’uomo dei social pretenderebbe di mettere a confronto
come se fossero uguali o, almeno, analoghe, quando é del tutto
evidente che non sono né l’una né l’altra.

La verità è che la realtà che vede l’uomo dei social é emotiva: lui
non arriva a delle conclusioni attraverso un iter logico, lui parte
dalle sue conclusioni e poi sostiene e appoggia qualsiasi sciocchezza
possa portare acqua al mulino di quelle conclusioni da cui è partito.

La cosa più paradossale di tutte é che é convinto di credere nella
scienza quando, lo diciamo ancora una volta, la scienza è solo un
metodo, che peraltro predica l’esatto opposto di quello che fa l’uomo
dei social: prima analizzare i fatti, effettuare se del caso alcuni
esperimenti, solo alla fine tracciare delle eventuali conclusioni.

L’uomo dei social, che si reputa troppo intelligente per credere in
Dio, finisce così per credere a qualsiasi sciocchezza; ha bisogno di
credere nei vaccini perché sostanzialmente non dispone di altro,
quindi finisce per aderirvi, non importa quanto la logica possa
gridare, egli non la sente.

Non tutte le opinioni sono davvero opinioni, alcune sono cazzate.

Evviva noi.

Riferimenti

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Storie di green pass.

L'unica speranza contro il greenpass é che faccia perdere troppi soldi alle persone sbagliate
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riflessioni

Resistere, resistere, resistere.

Col decreto 111, che si aggiunge al 105, il governo italiano spinge ancora più in su la supposta nel culo del popolo.

Questo Stato, che vuol fare il finocchio con nostro culo, ti dice vigliaccamente che vaccinarsi é un dovere solo civico, per non importene l’obbligo assumendosene le relative responsabilità, poi ti pone talmente tante limitazioni da rendertelo, di fatto, obbligatorio.

Eppure noi free vax abbiamo ragione.

Questi farmaci sperimentali, proposti da multinazionali multate più volte in passato, non sono vaccini e questa pandemia fa acqua da troppe parti per potersi fidare ciecamente del sistema.

Oggi tutti detestano quei medici che negli anni 50 promuovevano il consumo di sigarette come se facessero bene alla salute e questa non è certo l’unica cantonata presa dalla medicina occidentale nel corso del tempo.

Sempre negli anni 50, però, chi si rifiutava di fumare dicendo che faceva male veniva preso per il culo e incitato, tutto al contrario, a farlo.

Il Signore ama sempre vincere le sue battaglie con un piccolo esercito.

Evviva noi.

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riflessioni

Difesa dal green pass: guida all’uso di blog e studio.

In questi giorni sto ricevendo, un po’ dappertutto, domande di
chiarimenti sul green pass. Il tema è molto sentito, le persone e le
aziende hanno bisogno di informazioni e, in qualche caso, di
assistenza concreta.

Così ho pensato di scrivere alcune brevi istruzioni per l’uso in modo
da canalizzare meglio sia le richieste di informazioni che le
risposte, in modo che queste ultime vadano a beneficio di tutti,
distinguendo anche, per dovuta chiarezza, tra cose che faccio
gratuitamente, per liberalità e aiuto disinteressato, ai cittadini e
cose, invece, a pagamento.

Allora, se vuoi qualche chiarimento, informazione, spunto, puoi
contattarmi tranquillamente. É gratuito e non si spende assolutamente
niente.

Può darsi che, in alcuni casi, il problema che mi poni non sia
semplice come pensi e sia necessario un lavoro di approfondimento per
capire meglio la situazione: in quei casi, sarò io a dirtelo,
facendoti presente il lavoro di approfondimento che sarebbe necessario
e indicandotene il costo, dopodiché valuterai liberamente se vuoi fare
la spesa relativa.

Per tutti i chiarimenti e le informazioni gratuite ti chiedo solo di
scrivermi qui sul blog, dal modulo dei contatti, e di non usare nessun
altro canale. Non usare cioè facebook, messenger, whatsapp, mail e
così via. Ti colleghi al modulo dei contatti, di cui ti lascio di
seguito il link nei riferimenti, lo compili veloce ed è fatta.

Un altro modo per ottenere risposte e chiarimenti gratuiti é quello di
lasciare un commento sotto ad un post del blog inerente al problema
specifico.

Alcune persone leggono i post e poi mi chiedono chiarimenti via
WhatsApp o Messenger relativamente al contenuto del post. Questo non
va bene: mi lasci invece un commento sotto al post, così la risposta
che scrivo sarà utile per tutti quelli che leggeranno il post.

Veniamo adesso alla parte a pagamento.

Ci sono situazioni in cui la raccolta informazioni non serve più a
niente, ma bisogna agire.

Ad esempio, hai ricevuto una lettera dal tuo datore di lavoro che ti
intima di presentare il green pass.

Qui non ci sono cazzi, bisogna approfondire e rispondere per iscritto.

Prendi appuntamento con me.

Se sei vicino a Vignola, o comunque disposto a venire di persona,
l’appuntamento sarà in studio. Viceversa, sarà via Skype.

Ma dobbiamo partire da un appuntamento.

Per prendere l’appuntamento, chiami il numero dello studio 059761926 e
chiedi della mia assistente; é lei che mi gestisce l’agenda, grazie a
Dio.

Quanto costa l’appuntamento?

Al momento io lavoro a 100€/ora, valuta tu quante ore vuoi prenotare,
di solito si comincia con un’ora e poi si vede, salvo che la
situazione non si presenti sin da subito particolarmente complessa.

Riassumendo.

Se vuoi per il momento solo prendere qualche informazione, chiarimento
e spunto, sono disponibile a fornirteli del tutto gratuitamente, così
come del tutto gratuitamente scrivo questo blog tutti i giorni da
oltre vent’anni.

Sarà per me anzi un piacere darti una mano, quindi scrivimi tutte le
volte che vuoi sei davvero il benvenuto.

L’unica cosa che ti chiedo é di scrivermi sul blog o tramite il blog e
non altrove:
– compilando il modulo di contatto;
– lasciando un commento sotto ad un post inerente (non ovviamente ad
un post qualsiasi che non ha niente a che vedere con la tua domanda).

Se invece hai bisogno di o vuoi assistenza da parte mia, allora
diventa lavoro a pagamento, sulla base almeno di un costo chiaro e
determinato con precisione prima di iniziare il lavoro.

Puoi acquistare una consulenza on line (ti lascio anche questo link
tra i riferimenti) oppure chiamare il mio studio per avere un
appuntamento: in entrambi i casi ci sarà comunque un appuntamento, in
presenza o tramite Skype (o altri sistemi di videoconferenza).

Segui sempre queste istruzioni e nessuno si farà male.

Evviva noi.

Riferimenti

Conclusioni

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riflessioni

Vaccinazione: rispetto per i punti di vista di ognuno.

La scelta se vaccinarsi o meno dipende dal vissuto di ognuno, non soltanto con riferimento a eventuali patologie fisiche pregresse, correnti o croniche, ma anche agli aspetti spirituali, concernenti il modo in cui una persona si relaziona con la propria fragilità, la propria caducità e l’eventualità di ammalarsi.

In altri termini, il punto di vista che ognuno di noi ha verso la campagna vaccinale dipende dalla struttura della sua personalità, da come ha vissuto sino ad ora, dalle sue esperienze, traumi, ferite e disfunzionalità.

Per questo, a mio modo di vedere le scelte e gli atteggiamenti di ognuno non possono essere giudicati dagli altri: chi lo facesse non solo sbaglierebbe, ma si avvelenerebbe perché il giudizio è un veleno che intossica per primo chi lo pratica.

È evidente che se, ad esempio, una persona é ipocondriaca o tende all’ipocondria avrà un punto di vista molto più favorevole verso la campagna vaccinale, perché in lei il livello di paura é molto più alto che in un’altra persona.

Sono, peraltro, queste le motivazioni che ci muovono.

Chi parla di scienza o motivi scientifici sta, di fatto, barando, magari del tutto
inconsapevolmente.

Siccome una risposta certa dalla scienza non c’è, per mille motivi di cui ho già abbondantemente parlato in altri post,
giungere a conclusioni «scientifiche» in realtà non costituisce altro che la copertura di facciata di situazioni emotive che sono quelle che davvero hanno determinato la persona a decidere in un modo piuttosto che in un altro.

L’ipocondriaco del nostro esempio, dunque, non ti dirà mai «mi vaccino
perché mi sto cagando addosso», ma nobiliterà la sua scelta dicendo «mi vaccino perché credo nella scienza e perché voglio tutelare anche gli altri».

Questo naturalmente vale anche per chi non vuole vaccinarsi, che magari ha una fobia dei farmaci, ma non te lo confesserà mai e dice che non si vaccina perché bisogna «lottare per la libertà» e altri alti e nobili consimilari scopi.

Una volta bolliti tutti questi discorsi, sul fondo rimane che ognuno di noi non sa davvero nulla della vita degli altri.

Ognuno di noi, a ben vedere, non conosce bene nemmeno se stesso, figuriamoci gli altri da sé.

Il giudizio, dunque, prima che sbagliato é anche impossibile in re ipsa.

Nessuno di noi può davvero sapere perché uno è pro vaccino o free vax, sono le propensioni di ognuno.

É un peccato che ogni categoria debba additare le altre come quelle
degli «stupidi», di quelli che «non capiscono», via via a volte salendo ad eccessi verbali davvero poco commendevoli, soprattutto per la fallacia logica dei ragionamenti che ne stanno alla base.

La verità è che le persone intelligenti stanno in ogni categoria e sono, purtroppo, una minoranza, mentre gli idioti sono parimenti ubiquitari e sono purtroppo la maggioranza.

Ognuno cerca di fare il meglio per sé e per gli altri e lo valuta sulla base degli strumenti e dei punti di vista di cui dispone. Non c’è mai uno che ha «più scienza» di un altro, quello é solo un
presuntuoso.

Evviva noi.

Conclusioni