1) Buon Ferragosto, nel rispetto delle scelte di ciascuno.
Buon Ferragosto a te che segui Noi non vaccinati. Ti auguro una giornata libera, serena e condivisa con le persone che hai scelto, qualunque sia il luogo in cui ti trovi e qualunque forma abbiano preso le tue ferie.
Io sono via e tornerò a Vignola il 25 agosto, ma resto pienamente operativo. La fotografia scattata durante il viaggio in camper esprime bene una libertà concreta: potersi spostare e riposare senza rendersi irreperibili quando qualcuno ha davvero bisogno.
2) Di che cosa si occupa Noi non vaccinati.
Il blog nasce come spazio di informazione e confronto su libertà individuali, diritti, sanità, discriminazioni e conseguenze sociali e giuridiche delle scelte compiute negli anni dell’emergenza. Conserva una memoria che non deve essere cancellata soltanto perché l’attenzione pubblica si è spostata altrove.
Dietro ogni articolo ci sono ricerca, lettura di norme e provvedimenti, verifica delle fonti, esperienza professionale e disponibilità a mettere in discussione le narrazioni dominanti. Il lavoro più importante è mantenere aperto il dubbio senza trasformarlo in un’altra forma di dogmatismo.
3) In che modo posso aiutarti.
Posso aiutarti a comprendere una situazione giuridica, valutare documenti, sanzioni o provvedimenti, impostare una strategia e distinguere ciò che è dimostrabile da ciò che è soltanto percepito. Posso anche offrirti uno spazio di ascolto quando l’esperienza vissuta ha lasciato rabbia, isolamento o sfiducia.
Questo blog, inoltre, può aiutarti a ritrovare una comunità di lettori con cui discutere nel merito, senza pretendere uniformità assoluta di opinioni.
4) Anche in viaggio resto operativo.
Nel post pubblicato oggi su Avvocati dal volto umano, Aperto per ferie: dal camper continuo a riceverti, ho spiegato come posso continuare a lavorare dal camper grazie a connessioni e strumenti di riserva.
Rientrerò a Vignola il 25 agosto. Fino ad allora posso svolgere appuntamenti a distanza e valutare le necessità che non possono attendere il rientro. Essere liberi significa anche organizzarsi per non dipendere inutilmente da un solo luogo.
5) Il programma di oggi: una bella grigliata.
Oggi farò una bella grigliata. Nella fotografia carne e patate stanno cuocendo sulla piastra: niente dibattiti astratti, soltanto la libertà di stare insieme e scegliere che cosa mettere in tavola.
La festa può essere anche questo: tornare a gesti ordinari, condividere il cibo e parlare guardandosi in faccia.
6) Gli auguri arrivano anche da Yuudai.
Buon Ferragosto anche da parte di Yuudai. Nella foto è seduto al fresco, allegro e soddisfatto. Non sappiamo quale sia la sua posizione sui grandi temi del nostro tempo, ma sulla grigliata sembra avere idee molto chiare.
7) Segui anche gli altri blog.
Noi non vaccinati è uno dei diversi spazi che curo. Puoi visitare anche:
Lascia un commento e dimmi dove sei: in ferie, al lavoro, in camper, in albergo, a casa o altrove? Che cosa fai oggi e che cosa mangerai? Questo spazio vive anche delle esperienze diverse dei lettori, purché raccontate con libertà e rispetto.
10) Passa all’azione.
Per il tuo appuntamento con me, chiama il numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro, anche a distanza.
1) Prima della pandemia non lo avremmo creduto possibile.
Prima del 2020, se qualcuno ci avesse raccontato ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi, probabilmente lo avremmo preso per un visionario. Sarebbe sembrato impossibile immaginare città svuotate, persone chiuse in casa, autocertificazioni per uscire, attività sospese, scuole trasformate e rapporti umani regolati da decreti, codici QR e controlli all’ingresso.
Ancora più difficile sarebbe stato immaginare che un presidente del Consiglio potesse presentare una certificazione sanitaria come requisito per lavorare, viaggiare e partecipare a una parte essenziale della vita sociale. Eppure è accaduto. Lo abbiamo visto, vissuto e, in molti casi, pagato sulla nostra pelle.
Oggi tutto questo appare lontanissimo. Sono trascorsi pochi anni, ma nella percezione collettiva sembra appartenere a un’altra epoca. È proprio questa distanza psicologica a preoccuparmi: ciò che viene rimosso dalla memoria può essere riproposto più facilmente.
2) La fotografia che non dobbiamo archiviare.
L’immagine che vedi qui è uno screenshot diventato simbolico. Mostra Mario Draghi durante la conferenza stampa del 22 luglio 2021 a Palazzo Chigi. Sul tavolo, davanti a lui, c’è una mascherina. Sotto la fotografia compare la frase con cui il presidente del Consiglio presentò il Green Pass come strumento capace di dare la «garanzia» di trovarsi tra persone non contagiose.
La citazione non è un’invenzione costruita a posteriori. La cronaca ANSA del 22 luglio 2021 documenta quella dichiarazione, pronunciata durante la conferenza stampa convocata dopo l’approvazione delle nuove misure contro il Covid.
Riletta oggi, quella promessa suona insostenibile. Il Green Pass poteva derivare dalla vaccinazione, dalla guarigione o, nella sua forma base, da un test negativo. Nessuna di queste condizioni poteva offrire la certezza assoluta che una persona non fosse contagiosa nel momento dell’incontro. Presentarlo con la parola «garanzia» significava comunicare al pubblico una sicurezza che lo strumento non era in grado di assicurare.
Io quella comunicazione l’ho vissuta come una presa in giro. Non posso conoscere l’intenzione soggettiva di chi pronunciò quelle parole, ma posso giudicarne il contenuto e gli effetti: un’affermazione categorica fu utilizzata per accompagnare una misura che avrebbe inciso profondamente sulla libertà, sul lavoro e sulla vita quotidiana di milioni di persone.
3) Non fu soltanto una frase infelice.
Sarebbe comodo ridurre tutto a un errore di comunicazione. Il problema, però, non fu una singola frase. Intorno a quel messaggio venne costruito un sistema di obblighi, esclusioni e pressioni che trasformò una scelta sanitaria in una condizione per esercitare diritti e svolgere attività ordinarie.
Il Green Pass fu progressivamente richiesto per entrare in molti luoghi, utilizzare servizi e accedere al lavoro. Chi ne era privo poteva essere considerato assente ingiustificato e perdere la retribuzione. La discussione pubblica venne spesso ridotta a una contrapposizione morale: da una parte i responsabili, dall’altra gli irresponsabili; da una parte chi meritava di partecipare alla società, dall’altra chi doveva essere spinto ai margini.
Non intendo negare la gravità della situazione sanitaria né fingere che governare in quei mesi fosse semplice. Proprio nei momenti difficili, tuttavia, il potere deve essere sottoposto a un controllo più rigoroso. L’emergenza non dovrebbe sospendere la prudenza delle istituzioni, la proporzionalità delle misure e il rispetto per chi solleva dubbi.
Quando la politica chiede sacrifici enormi sulla base di una promessa assoluta, quella promessa deve essere ricordata e verificata. Dimenticarla significherebbe rinunciare alla responsabilità democratica.
4) Le misure sono cessate, ma la lezione resta attuale.
Qui è necessaria una precisazione giuridica. Non sarebbe corretto dire che oggi il Green Pass sia ancora operativo o che un presidente del Consiglio possa riaccenderlo premendo semplicemente un interruttore.
Lo stato di emergenza nazionale per il Covid è terminato il 31 marzo 2022. Il decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24 ha disciplinato il ritorno graduale alla normalità. Dal 1° gennaio 2023 la certificazione non è più richiesta per accedere ad attività e servizi; dal luglio 2023, venuta meno la base giuridica nazionale e scaduto il quadro europeo, la piattaforma non rilascia più le certificazioni digitali Covid.
Molte disposizioni erano collegate a termini precisi o allo stato di emergenza e hanno cessato di produrre effetti. Alcune norme sono state modificate o abrogate, mentre il decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52 resta nel nostro ordinamento nella sua versione modificata.
Per imporre nuovamente obblighi paragonabili servirebbero quindi nuovi presupposti e nuovi atti normativi, sindacabili dal Parlamento, dai giudici e dalla Corte costituzionale. Questa distinzione è essenziale, perché la critica è più forte quando si fonda sui fatti anziché su una semplificazione facilmente contestabile.
5) L’apparato non è soltanto un insieme di articoli di legge.
Dire che non esiste oggi un Green Pass pronto all’uso non significa affatto che il pericolo sia scomparso. Quando parlo di apparato ancora in piedi, penso a qualcosa di più ampio del testo di un singolo decreto.
Restano il precedente politico, le procedure amministrative sperimentate, le competenze tecniche, il modello dei controlli, la memoria delle piattaforme digitali e soprattutto l’idea, ormai entrata nel campo del possibile, che una certificazione sanitaria possa diventare il lasciapassare per il lavoro e la vita sociale.
Prima della pandemia una misura del genere sarebbe sembrata inconcepibile. Ora sappiamo che può essere progettata, approvata e applicata in tempi molto rapidi se una maggioranza politica ritiene che vi siano le condizioni per farlo. Un futuro governo potrebbe ricostruire un sistema analogo attraverso nuovi decreti-legge e altri provvedimenti emergenziali. Non sarebbe un automatismo e non sarebbe giuridicamente privo di controlli, ma non partirebbe più da zero.
Il precedente abbassa una barriera culturale. Ciò che è già accaduto può essere presentato come una soluzione conosciuta e quindi più facilmente accettabile. Per questo la memoria non è nostalgia, rancore o incapacità di andare avanti: è una forma di prevenzione democratica.
6) Il rischio più grande è abituarsi all’oblio.
Oggi non sembra imminente una nuova situazione identica a quella del 2020 e del 2021. Non viviamo sotto un obbligo generalizzato di certificazione e non avrebbe senso fingere il contrario. La minaccia, però, non deve essere necessariamente presente oggi per meritare attenzione.
Le crisi arrivano spesso senza chiedere permesso. Può trattarsi di una nuova emergenza sanitaria, di un mutamento politico o di una combinazione di paura collettiva, pressione mediatica e debolezza delle opposizioni. In una situazione simile potrebbe tornare al governo una persona disposta a usare gli strumenti dell’emergenza con la stessa durezza, o persino con maggiore determinazione.
Il terreno diventerebbe ancora più favorevole se nel frattempo avessimo dimenticato le promesse non mantenute, le discriminazioni, le sospensioni dal lavoro e la facilità con cui una parte della società accettò che il dissenso venisse trattato come una colpa.
Ricordare non significa sostenere che ogni misura fosse inutile o che ogni decisione fosse animata da malafede. Significa conservare la capacità di distinguere tra dati e propaganda, tra prudenza e certezza artificiale, tra tutela della salute e compressione sproporzionata dei diritti.
7) Perché ho riattivato Noi non vaccinati.
È anche per questo che ho deciso di riattivare Noi non vaccinati. Non perché oggi vi sia un pericolo immediato paragonabile a quello percepito durante la pandemia, ma perché un luogo di memoria e confronto serve soprattutto quando l’attenzione generale cala.
Questo blog vuole raccogliere fatti, documenti, riflessioni e domande che non devono sparire. Vuole ricordare le dichiarazioni pubbliche per ciò che furono, controllare le norme per ciò che davvero prevedono e difendere la possibilità di discutere le politiche sanitarie senza etichette automatiche.
Non dobbiamo aspettare la prossima emergenza per ricostruire ciò che è successo. Quando la paura torna a dominare, lo spazio per ragionare si restringe rapidamente. La memoria va mantenuta viva prima, con calma, precisione e continuità.
Se anche tu ritieni che quegli anni non debbano essere cancellati, iscriviti al blog, conserva i documenti e partecipa alla discussione. Non per vivere rivolti al passato, ma per arrivare più preparati al futuro.
8) Passa all’azione.
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1) Negli Stati Uniti cambia il paradigma vaccinale.
Con un nuovo ordine esecutivo, Donald Trump ha chiesto all’amministrazione federale americana di proseguire la revisione del calendario delle vaccinazioni pediatriche. Il cuore politico della decisione è chiaro: ridurre il numero dei vaccini raccomandati universalmente, distribuire maggiormente le somministrazioni nel tempo e ampliare lo spazio decisionale dei genitori.
Il calendario federale era già stato ridimensionato nel gennaio 2026: le malattie per le quali la vaccinazione era raccomandata a tutti i bambini erano passate da 17 a 11. Il nuovo intervento presidenziale rilancia e approfondisce quella scelta, chiedendo al Dipartimento della Salute di valutare tempi, sequenze e modalità delle somministrazioni.
Non si tratta dunque di una semplice modifica tecnica. È una rottura politica con l’idea, dominante negli ultimi anni, che ampliare continuamente il calendario vaccinale sia sempre e comunque la strada migliore.
2) Il vaccino MMR dovrà essere separato.
Il passaggio più discusso riguarda il vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia, noto negli Stati Uniti come MMR e in Italia come MPR. Trump vuole che le tre componenti possano essere somministrate separatamente e, quando possibile, nel corso di visite mediche differenti.
Qui serve una precisazione per non trasformare una notizia vera in un titolo fuorviante: l’ordine non mette immediatamente a disposizione tre vaccini singoli. Negli Stati Uniti, al momento, questi prodotti separati non sono disponibili. L’amministrazione dovrà presentare un piano per renderli accessibili e per rivedere la sequenza complessiva delle vaccinazioni pediatriche.
La differenza è importante. Trump ha indicato una direzione politica e amministrativa; la sua concreta attuazione richiederà passaggi regolatori, valutazioni delle autorità sanitarie e prodotti effettivamente presenti sul mercato.
3) Due letture opposte della stessa decisione.
La base Maga e molti gruppi critici verso le politiche vaccinali hanno accolto la decisione come una vittoria. Vedono nell’ordine un riconoscimento tardivo di domande rimaste troppo spesso senza ascolto: quanti vaccini sono davvero necessari per tutti? È opportuno somministrarne diversi nella stessa seduta? Il calendario tiene sufficientemente conto delle condizioni del singolo bambino? I genitori ricevono informazioni complete e comprensibili?
Una parte consistente del mondo medico e scientifico statunitense, invece, considera la scelta pericolosa. Le associazioni pediatriche ricordano che i vaccini combinati riducono il numero delle iniezioni e delle visite, facilitano il completamento del ciclo nei tempi previsti e sono stati studiati su popolazioni molto ampie. Temono inoltre che moltiplicare gli appuntamenti possa lasciare più bambini scoperti per periodi più lunghi.
Anche la tesi di un rapporto causale tra vaccini e autismo, richiamata più volte da Trump nel dibattito pubblico, è respinta dalla letteratura scientifica prevalente. Per leggere correttamente la vicenda non è necessario ignorare questo dato, né accettare che esso chiuda ogni discussione possibile su numero, tempi, combinazioni, farmacovigilanza e libertà di scelta.
Il punto serio è proprio questo: una domanda non diventa illegittima soltanto perché viene posta da una parte politica sgradita, ma una risposta non diventa scientificamente vera soltanto perché la firma un presidente.
4) Non esiste un unico calendario valido per tutto il mondo.
La revisione americana nasce anche dal confronto con altri Paesi sviluppati. La Danimarca, per esempio, adotta da tempo un calendario pediatrico più ristretto di quello statunitense. I calendari nazionali differiscono perché cambiano la diffusione delle malattie, l’organizzazione sanitaria, le priorità, le risorse e le valutazioni sul rapporto tra benefici e rischi.
Questo confronto ha incrinato l’idea secondo cui il progresso debba coincidere automaticamente con un numero sempre maggiore di vaccinazioni universali. Negli Stati Uniti la revisione è diventata politica ufficiale; altrove esistono da anni calendari più selettivi o raccomandazioni rivolte soltanto alle persone maggiormente esposte.
Sarebbe tuttavia inesatto parlare di una ritirata mondiale uniforme. In Europa convivono modelli molto diversi: alcuni Paesi puntano soprattutto sulla raccomandazione e sulla fiducia, mentre altri mantengono o ampliano gli obblighi. La Francia, per esempio, ha introdotto nuove vaccinazioni obbligatorie per i bambini anche in tempi recenti. Il cambiamento reale, quindi, non è univoco: sta crescendo lo spazio per confrontare modelli diversi, ma la spinta ad aumentare le coperture resta forte in molte istituzioni.
5) In Italia restano dieci vaccinazioni obbligatorie.
In Italia il quadro fondamentale è ancora quello della legge del 2017. Per i minori da zero a sedici anni sono previste dieci vaccinazioni obbligatorie, con conseguenze specifiche per l’accesso ai servizi educativi dell’infanzia e sanzioni nei casi stabiliti dalla normativa.
Il Ministero della Salute continua a presentare questo impianto come parte centrale della prevenzione nazionale. Mentre negli Stati Uniti la Casa Bianca ha trasformato la revisione del calendario in una priorità politica, in Italia non si vede ancora un ripensamento altrettanto netto del sistema costruito durante la stagione dell’emergenza vaccinale.
È questo il ritardo più evidente. Non si tratta di decretare per legge che i vaccini siano tutti inutili o tutti dannosi, affermazione che non sarebbe seria. Si tratta di restituire centralità al consenso informato, alla valutazione individuale, alla trasparenza sui dati e alla possibilità di discutere gli obblighi senza essere espulsi dal dibattito pubblico.
Una democrazia matura dovrebbe riuscire a distinguere tra raccomandazione sanitaria e coercizione giuridica. Dovrebbe inoltre rivalutare periodicamente ogni obbligo, verificando se sia ancora necessario, proporzionato e sostenuto da evidenze aggiornate.
6) La scelta americana impone una discussione anche a noi.
La decisione di Trump non dimostra da sola che un calendario più corto sia migliore. Dimostra però che persino uno dei Paesi che più hanno promosso l’espansione delle vaccinazioni pediatriche considera oggi legittimo riesaminare il proprio modello.
È un’impostazione che merita attenzione anche in Italia. Il nostro Paese dovrebbe aprire un confronto pubblico, trasparente e non ideologico su alcuni punti essenziali: la permanenza dei dieci obblighi, l’effettiva necessità di ogni somministrazione universale, la personalizzazione dei calendari, il monitoraggio degli eventi avversi e la qualità del consenso informato.
Il cambiamento internazionale non autorizza facili trionfalismi. Offre però un’occasione: passare dalla contrapposizione tra fedeli e nemici della scienza a una verifica continua delle politiche sanitarie. La scienza autentica non teme le domande, mentre la politica democratica non dovrebbe usare la medicina come scorciatoia per comprimere diritti e responsabilità personali.
Per le decisioni che riguardano la salute tua o dei tuoi figli, confrontati con un professionista sanitario di fiducia e valuta la situazione individuale. Informarsi significa cercare dati, comprendere benefici e rischi e non delegare il proprio giudizio né a uno slogan politico né a un titolo di giornale.
7) Passa all’azione.
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Quella del servo non è una condizione cui ci si adatti per necessità o bisogno, ma una vera e propria vocazione, un modo di vivere seguito, di fatto, da persone che non potrebbero essere diverse da così.
Per rendersi conto del pieno fondamento di tale assunto, basta guardare, nemmeno per l’intero, un qualsiasi telegiornale o leggere qualche quotidiano oppure, infine, vedere cosa scrivono, nei propri account social, gli stessi giornalisti che compilano quei contenuti.
Va notato che il servo ama molto parlare di ciò di cui né dispone né potrà mai avere, cioè di diritti, di libertà, di garanzie costituzionali, ma il vero momento in cui gode, per il massimo che può godere una persona della sua condizione, é quando una persona davvero libera subisce un abuso e viene toccata dal male: una persona che perde il lavoro per via delle sue opinioni politiche o delle sue scelte sanitarie ad esempio.
In quei casi, il servo riversa tutta la sua filosofia perversa sugli altri, per convincerli che vivere come lui, con la schiena costantemente piegata, é in fondo preferibile, perché si evitano tutte le avversità che attingono gli uomini liberi.
Il servo ti vorrebbe poi anche convincere che lui è eticamente superiore agli altri…
Il fatto é che c’è chi nasce per essere servo e chi per essere libero e, stranamente nel caso del servo, nessuno dei due farebbe mai a cambio.
La cosa divertente è che oggi in Italia quel minimo di libertà che c’è la garantiscono i postfascisti al governo.
Se, viceversa, governasse la sinistra – che, da partito dei lavoratori e dei diritti quale si vanta di essere, non fa altro che invocare dimissioni e licenziamenti per chiunque abbia un pensiero discrepante rispetto al suo – ci sarebbe la stessa situazione che c’era due anni fa, quando molte persone sono state gravemente discriminate ed hanno perso il lavoro solo per una loro libera scelta in materia sanitaria.
Dopo averci arroventato le orecchie per decenni col pericolo del fascismo e del suo ritorno e con la deriva autoritaria che in ipotesi ne sarebbe derivata, la sinistra antifascista si è rivelata molto più fascista del fascismo stesso, così come puntualmente notato da Flaiano, e la realtà si é incaricata di dimostrarlo puntualmente.
Sotto il postfascismo meloniano vivono tutti tranquillamente e serenamente, senza discriminazioni, tanto che alla sinistra non rimane che prendersela con chi critica, del tutto legittimamente, una sentenza o scrive un libro dove espone quello che pensa.
La realtà è che i fascisti sono arrivati ad essere pronti per la democrazia molto prima degli antifascisti e dei sinistri, che non perdono l’occasione per dimostrare di non sapere cosa siano rispetto per gli altri, riguardo per le opinioni altrui, serenità di fronte a chi semplicemente ha un punto di vista diverso e che, quindi, evidentemente per quella democrazia non sono ancora pronti e devono seguire e imparare ancora molte lezioni di tolleranza e rispetto.
Questi non sono discorsi astratti, come astratta non è la politica, non ti dimenticare mai di quello che é successo appena due anni fa con la pandefuffa, dove con il pretesto di una epidemia sono stati calpestati i diritti di tutti, in alcuni casi in modo peggiore di quanto avvenuto durante il periodo storico del fascismo di Mussolini.
Ma ti dico per chi non votare, mai e in nessun caso.
Per nessun motivo, ipotizza anche solo per un attimo di poter spendere il tuo voto a favore di una classe politica che ha previsto, programmato e realizzato questo.
Non votare nessuno dei partiti che siedono adesso in Parlamento.
Nessuno.
Le ferite introdotte nel nostro sistema legislativo con i lockdown, le vaccinazioni obbligatorie e il greenpass sono gravissime e costituiscono un pericolosissimo precedente per tutti i governi futuri che vorranno di nuovo comprimere la tua libertà in modo inaccettabile.
Ma c’è di più.
Queste immense vergogne legislative, questi abomini, non sono stati affatto abrogati, ma solo disattivati: essi sono ancora presenti nel nostro sistema legislativo, in attesa del non eletto di turno che li riattivi, con un pretesto o con l’altro.
Ora, una classe politica che ha fatto carne da porco della Costituzione e, ancora di più, delle tradizionali basi libertarie della nostra civiltà deve essere mandata a casa per totale incompetenza e inadeguatezza.
Questa é gente che non deve sedere in Parlamento, anzi non deve neanche passargli vicino.
Deve stare lontano almeno dieci chilometri da qualsiasi edificio in cui si prendono decisioni che riguardano chi vive in Italia.
Punto.
Non ci sono scusanti, non ci può essere alcuna pietà per gente del genere.
Persone e partiti così hanno inperdonabilmente insozzato e lordato la nostra vita civile e il nostro sistema legislativo, per alcuni aspetti irrimediabilmente, creando pericolosi precedenti a completa disposizione di chi volesse di nuovo compiere inammissibili abomini in futuro.
Questa classe politica é completamente marcia e va sostituita integralmente.
Togli loro la sedia da sotto al sedere e vota solo per persone o formazioni nuove.
Draghi e il suo governo dei migliori malati mentali non hanno capito che noi cinquantenni a quattordici anni prendevano la vespa 50, ci montavamo il motore della 125 Primavera (ET3) e, non paghi, la truccavamo pure, cambiando cilindro, pistone, carburatore, fresando la ventola e limando il collettore.
Abbiamo fatto una tale scorpacciata di libertà e di sana disobbedienza da giovani, che gli obblighi suoi e dei suoi accoliti ci fanno solo sorridere.
Abbiamo acquisito definitivamente e interiorizzato la competenza del dito medio per tutto quello che non ci pare giusto – e non ce la dimentichiamo solo perché sono passati 35 anni, anzi la conserviamo come il lascito oggi più prezioso della nostra ormai trascorsa giovinezza.
Avete preso di mira la generazione peggiore che avreste potuto prendere: vedrete che non andrà a farsi siringare quasi nessuno.
Vi manderemo volentieri i 100€ con il sincero augurio di spenderli non in medicine – come voi augurate a noi – ma a troie, a vedere se così inizierete finalmente a capire qualcosa.
E se, in qualsiasi momento, vi dovesse nuovamente capitare di aver bisogno di essere mandati a fare in culo, non esitate a contattarci, saremo sempre a disposizione per servirvi.
Adios, cabrones!
? 1️⃣ cerca «noi non vaccinati solignani» con google 2️⃣ collegati e iscriviti al blog ?
Questa mattina facebook ha disabilitato il gruppo «noi non vaccinati», una comunità pacifica da me fondata in cui oltre 27.000 persone che hanno scelto, legittimamente, di non vaccinarsi cercavano, col mio aiuto, di trovare strategie di vita, sia legali che pratiche, per affrontare la situazione attuale.
Ho chiesto la revisione, ma ovviamente non c’è da confidarci molto.
Inizialmente il gruppo era disabilitato, ma comunque accessibile in modalità lettura. Al momento, non è nemmeno più leggibile, sembra essere stato completamente cancellato, tanto che molte persone mi scrivono pensando di essere state bannate.
Fortunatamente, sapendo che facebook può fare cose vergognose del genere, avevo chiesto sin dall’inizio alle persone di iscriversi al mio blog giuridico, avvocati dal volto umano, che tuttavia al momento non può più essere utilizzato per questo scopo, dovendo rimanere un blog di domande e risposte generali e divulgative in campo legale.
Per questo motivo, ho aperto questo blog specifico e con gli stessi argomenti del gruppo cancellato.
Spero presto di riuscire a creare uno spazio tipo forum in cui le persone possano partecipare e scrivere propri post.
Al momento, c’è il gruppo telegram, che, per fortuna, avevo creato prima della chiusura del gruppo facebook, ed al quale puoi iscriverti cliccando qui.
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