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riflessioni

Draghi, Green Pass e il dovere di non dimenticare

1) Prima della pandemia non lo avremmo creduto possibile.

Prima del 2020, se qualcuno ci avesse raccontato ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi, probabilmente lo avremmo preso per un visionario. Sarebbe sembrato impossibile immaginare città svuotate, persone chiuse in casa, autocertificazioni per uscire, attività sospese, scuole trasformate e rapporti umani regolati da decreti, codici QR e controlli all’ingresso.

Ancora più difficile sarebbe stato immaginare che un presidente del Consiglio potesse presentare una certificazione sanitaria come requisito per lavorare, viaggiare e partecipare a una parte essenziale della vita sociale. Eppure è accaduto. Lo abbiamo visto, vissuto e, in molti casi, pagato sulla nostra pelle.

Oggi tutto questo appare lontanissimo. Sono trascorsi pochi anni, ma nella percezione collettiva sembra appartenere a un’altra epoca. È proprio questa distanza psicologica a preoccuparmi: ciò che viene rimosso dalla memoria può essere riproposto più facilmente.

2) La fotografia che non dobbiamo archiviare.

L’immagine che vedi qui è uno screenshot diventato simbolico. Mostra Mario Draghi durante la conferenza stampa del 22 luglio 2021 a Palazzo Chigi. Sul tavolo, davanti a lui, c’è una mascherina. Sotto la fotografia compare la frase con cui il presidente del Consiglio presentò il Green Pass come strumento capace di dare la «garanzia» di trovarsi tra persone non contagiose.

draghi green pass 22 luglio 2021

La citazione non è un’invenzione costruita a posteriori. La cronaca ANSA del 22 luglio 2021 documenta quella dichiarazione, pronunciata durante la conferenza stampa convocata dopo l’approvazione delle nuove misure contro il Covid.

Riletta oggi, quella promessa suona insostenibile. Il Green Pass poteva derivare dalla vaccinazione, dalla guarigione o, nella sua forma base, da un test negativo. Nessuna di queste condizioni poteva offrire la certezza assoluta che una persona non fosse contagiosa nel momento dell’incontro. Presentarlo con la parola «garanzia» significava comunicare al pubblico una sicurezza che lo strumento non era in grado di assicurare.

Io quella comunicazione l’ho vissuta come una presa in giro. Non posso conoscere l’intenzione soggettiva di chi pronunciò quelle parole, ma posso giudicarne il contenuto e gli effetti: un’affermazione categorica fu utilizzata per accompagnare una misura che avrebbe inciso profondamente sulla libertà, sul lavoro e sulla vita quotidiana di milioni di persone.

3) Non fu soltanto una frase infelice.

Sarebbe comodo ridurre tutto a un errore di comunicazione. Il problema, però, non fu una singola frase. Intorno a quel messaggio venne costruito un sistema di obblighi, esclusioni e pressioni che trasformò una scelta sanitaria in una condizione per esercitare diritti e svolgere attività ordinarie.

Il Green Pass fu progressivamente richiesto per entrare in molti luoghi, utilizzare servizi e accedere al lavoro. Chi ne era privo poteva essere considerato assente ingiustificato e perdere la retribuzione. La discussione pubblica venne spesso ridotta a una contrapposizione morale: da una parte i responsabili, dall’altra gli irresponsabili; da una parte chi meritava di partecipare alla società, dall’altra chi doveva essere spinto ai margini.

Non intendo negare la gravità della situazione sanitaria né fingere che governare in quei mesi fosse semplice. Proprio nei momenti difficili, tuttavia, il potere deve essere sottoposto a un controllo più rigoroso. L’emergenza non dovrebbe sospendere la prudenza delle istituzioni, la proporzionalità delle misure e il rispetto per chi solleva dubbi.

Quando la politica chiede sacrifici enormi sulla base di una promessa assoluta, quella promessa deve essere ricordata e verificata. Dimenticarla significherebbe rinunciare alla responsabilità democratica.

4) Le misure sono cessate, ma la lezione resta attuale.

Qui è necessaria una precisazione giuridica. Non sarebbe corretto dire che oggi il Green Pass sia ancora operativo o che un presidente del Consiglio possa riaccenderlo premendo semplicemente un interruttore.

Lo stato di emergenza nazionale per il Covid è terminato il 31 marzo 2022. Il decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24 ha disciplinato il ritorno graduale alla normalità. Dal 1° gennaio 2023 la certificazione non è più richiesta per accedere ad attività e servizi; dal luglio 2023, venuta meno la base giuridica nazionale e scaduto il quadro europeo, la piattaforma non rilascia più le certificazioni digitali Covid.

Molte disposizioni erano collegate a termini precisi o allo stato di emergenza e hanno cessato di produrre effetti. Alcune norme sono state modificate o abrogate, mentre il decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52 resta nel nostro ordinamento nella sua versione modificata.

Per imporre nuovamente obblighi paragonabili servirebbero quindi nuovi presupposti e nuovi atti normativi, sindacabili dal Parlamento, dai giudici e dalla Corte costituzionale. Questa distinzione è essenziale, perché la critica è più forte quando si fonda sui fatti anziché su una semplificazione facilmente contestabile.

5) L’apparato non è soltanto un insieme di articoli di legge.

Dire che non esiste oggi un Green Pass pronto all’uso non significa affatto che il pericolo sia scomparso. Quando parlo di apparato ancora in piedi, penso a qualcosa di più ampio del testo di un singolo decreto.

Restano il precedente politico, le procedure amministrative sperimentate, le competenze tecniche, il modello dei controlli, la memoria delle piattaforme digitali e soprattutto l’idea, ormai entrata nel campo del possibile, che una certificazione sanitaria possa diventare il lasciapassare per il lavoro e la vita sociale.

Prima della pandemia una misura del genere sarebbe sembrata inconcepibile. Ora sappiamo che può essere progettata, approvata e applicata in tempi molto rapidi se una maggioranza politica ritiene che vi siano le condizioni per farlo. Un futuro governo potrebbe ricostruire un sistema analogo attraverso nuovi decreti-legge e altri provvedimenti emergenziali. Non sarebbe un automatismo e non sarebbe giuridicamente privo di controlli, ma non partirebbe più da zero.

Il precedente abbassa una barriera culturale. Ciò che è già accaduto può essere presentato come una soluzione conosciuta e quindi più facilmente accettabile. Per questo la memoria non è nostalgia, rancore o incapacità di andare avanti: è una forma di prevenzione democratica.

6) Il rischio più grande è abituarsi all’oblio.

Oggi non sembra imminente una nuova situazione identica a quella del 2020 e del 2021. Non viviamo sotto un obbligo generalizzato di certificazione e non avrebbe senso fingere il contrario. La minaccia, però, non deve essere necessariamente presente oggi per meritare attenzione.

Le crisi arrivano spesso senza chiedere permesso. Può trattarsi di una nuova emergenza sanitaria, di un mutamento politico o di una combinazione di paura collettiva, pressione mediatica e debolezza delle opposizioni. In una situazione simile potrebbe tornare al governo una persona disposta a usare gli strumenti dell’emergenza con la stessa durezza, o persino con maggiore determinazione.

Il terreno diventerebbe ancora più favorevole se nel frattempo avessimo dimenticato le promesse non mantenute, le discriminazioni, le sospensioni dal lavoro e la facilità con cui una parte della società accettò che il dissenso venisse trattato come una colpa.

Ricordare non significa sostenere che ogni misura fosse inutile o che ogni decisione fosse animata da malafede. Significa conservare la capacità di distinguere tra dati e propaganda, tra prudenza e certezza artificiale, tra tutela della salute e compressione sproporzionata dei diritti.

7) Perché ho riattivato Noi non vaccinati.

È anche per questo che ho deciso di riattivare Noi non vaccinati. Non perché oggi vi sia un pericolo immediato paragonabile a quello percepito durante la pandemia, ma perché un luogo di memoria e confronto serve soprattutto quando l’attenzione generale cala.

Questo blog vuole raccogliere fatti, documenti, riflessioni e domande che non devono sparire. Vuole ricordare le dichiarazioni pubbliche per ciò che furono, controllare le norme per ciò che davvero prevedono e difendere la possibilità di discutere le politiche sanitarie senza etichette automatiche.

Non dobbiamo aspettare la prossima emergenza per ricostruire ciò che è successo. Quando la paura torna a dominare, lo spazio per ragionare si restringe rapidamente. La memoria va mantenuta viva prima, con calma, precisione e continuità.

Se anche tu ritieni che quegli anni non debbano essere cancellati, iscriviti al blog, conserva i documenti e partecipa alla discussione. Non per vivere rivolti al passato, ma per arrivare più preparati al futuro.

8) Passa all’azione.

Per il tuo appuntamento con me, chiama il numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro, anche a distanza.

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riflessioni

Fuori gli scientisti dalla cosa pubblica.

Draghi, da presidente del consiglio, dichiara che chi non si sarebbe vaccinato sarebbe morto.

Lo applaudono spellandosi le mani e dichiarando che questa é «la vera scienza».

Poi ovviamente non muore nessuno, come era ovvio.

Gemmato, da sottosegretario, fa una dichiarazione neutra, considerando semplicemente che é impossibile, ora che la campagna vaccinale é stata fatta, sapere che cosa sarebbe accaduto se non fosse stata fatta.

É una considerazione logica, peraltro né a favore né contro i vaccini. É solo a favore di una corretta ricostruzione causale degli eventi.

Lo linciano moralmente e dicono che dovrebbe dimettersi immediatamente in quanto «contro la scienza».

Che cosa difende veramente questa gente?

Vuole affermare la realtà o vuole solo difendere le proprie
convinzioni, nonostante che la realtà sia andata in modo molto diverso?

Questa gente é disaccoppiata dalla realtà.

Sostenere di «essere dalla parte della scienza» é un loro puro delirio, perché la scienza è un metodo che parte dai sfatti per tornare agli stessi, e cambia le proprie conclusioni quando cambiano i fatti e la loro osservazione.

La realtà è che queste persone non hanno nulla di scientifico, ma si sono costruite una loro falsa fede, in cui il vaccino ha assunto il ruolo di idolo, e vedono la realtà solo alla luce di questa falsa fede stessa.

Altrimenti direbbero che Draghi dovrebbe scusarsi per aver detto una palese menzogna, smentita dalla realtà dei fatti, peraltro da capo del governo e quindi con gravi responsabilità nel mentire agli Italiani.

Anziché prendersela con chi ha detto le vere balle, se la fanno con chi non ha detto peraltro niente in tutto e ha fatto un’affermazione non smentibile in alcun modo.

A loro non importa la realtà, non importano i malati, non importa la sanità pubblica: l’unica cosa che importa è il culto del vaccino e che nessuno si permetta di bestemmiare, mettendo anche solo minimamente in discussione, il loro idolo.

Vivono in un loro mondo, ma vengono nel nostro a fare danni enormi, come col protocollo tachipirina e vigile attesa, un loro idolo minore, che ha richiesto tanti tributi di sangue tuttavia.

A questa gente non dovrà mai più essere consentito di entrare, anche solo per andare in bagno, in un qualsiasi edificio della Repubblica in cui si prendono decisioni per il popolo.

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Fuori gli scientisti dalla cosa pubblica.

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Big in Japan.

A me sinceramente che Draghi fosse in ipotesi autorevole all’estero non interessa, non deve e non può mai interessare proprio nulla finché governa in modo pessimo a casa mia.

I subidioti che si stracciano le vesti per la supposta perdita di questo altrettanto supposto grande campione facciano l’esempio di un provvedimento condivisibile del suo governo, anche uno solo, in mezza a bonus demenziali e normativa psicocriminale sulla pandemenza.

E io dovrei essere contento di essere governato da un incapace del genere solo perché piace alla von der Leyen ed ad altri cretini internazionali?

Ma io manda affanculo lui, nostra signora della lacca e tutti quelli che non glielo dicono.

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Si riconoscono tra loro.

Uno degli incapaci più sopravvalutati della storia esce finalmente dalla scena politica e un altro lo compiange.

Non ci sono possibili letture alternative su questo.

Col favore e il fervore dell’intera classe giornalistica e politica italiane, che lo hanno esaltato in tutti i modi, attribuendoli meriti completamente inventati in laboratorio e senza alcuna corrispondenza nella realtà, Draghi ha condotto uno dei dicssteri peggiori
dell’intera storia d’Italia, varando una legislazione oscillante tra il demenziale dei vari bonus ad minchiam e lo psicocriminale della normativa emergenziale sulla pandefuffa e l’abominevole greenpass.

Non ci può essere una briciola di rimpianto per l’uscita di scena di un incapace del genere, che si é speso per quel poco di cui era capace ferocemente contro il nostro Paese e il nostro popolo.

Non so quali saranno le tue intenzioni, ma io a ottobre di sicuro non darò il mio voto a nessun partito e nessuna persona di quelle che hanno sostenuto questo governo dei migliori malati mentali e i due precedenti: né al PD, né ai 5stelle, né alla Lega, né a qualcun altra formazione minore, tra cui il boy scout d’Italia Renzi.

Quello che hanno fatto questi ultimi tre governi, tra green pass, pandemenze, lockdown, mascherine a scuola e così bicchierando é semplicemente inammissibile, non dimenticabile né perdonabile, per cui mi dispiace ma questa gente non avrà mai più il mio voto, finché campo.

Mi dispiace per le persone intelligenti che pure ci sono e per quelli che si accontentano del discutibile primato di essere meno stronzi degli altri: i risultati, pessimi, alla fine sono quelli che contano.

Vale per il popolo, valga anche per politici e giornalisti.

Ovviamente non voterò nemmeno per la Meloni che non fatto un razzo e va a votare con su la mascherina.

Se ci sarà qualcosa di davvero nuovo e convincente andrò a votare altrimenti starò a casa e non mi rompete col «voto utile» e le persone che hanno dato la vita perché potessimo votare.

Se quelle persone potessero – dopo che avete accettato Draghi, Speranza, DiMaio, il green pass e soprattutto i vaccini ai bambini – vi sputerebbero in faccia.

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Stato di emergenza: niente proroga?

Lo ha dichiarato espressamente Draghi oggi a Firenze.

C’è da credergli? Probabilmente sì, anche se non si può escludere del tutto che, con una scusa o con l’altra, si possa poi rimangiare la promessa.

Non sarebbe la prima volta che un politico si rimangia appunto una promessa, anche solenne, e non ce ne potremmo stupire se lo facesse proprio lui, che é di gran lunga il peggior presidente del consiglio dei ministri del dopoguerra.

«è intenzione del governo non prorogare lo stato d’emergenza oltre il 31 marzo»

https://bit.ly/3JLRDCs

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Il governo più preso per i fondelli.

Articolo tutto da leggere dello spectator dove il nostro governo dei migliori malati mentali viene criticato in modo estremamente pesante e il green pass definito un inutile abuso.

Ovviamente, nessun giornale in Italia si avventura a dire le stesse cose.

«Hailed as a huge success with religious fervour by Italy’s government of national unity, headed by the unelected premier and ex-EU central banker, Mario Draghi, ‘Il Green Pass’ has been in reality nothing but an exercise in pointless tyranny.»

https://bit.ly/35bajfV

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Conformismo.

Quando il Mussolini é caduto, é rimasta la gran massa di conformisti che l’avevano sostenuto; così accadrà anche quando se ne andrà via Draghi.

A questi dittatorelli dobbiamo essere grati per averci mostrato di che pasta è fatto veramente il popolo sovrano, almeno in Italia.

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Quando vuoi.

Draghi e il suo governo dei migliori malati mentali non hanno capito che noi cinquantenni a quattordici anni prendevano la vespa 50, ci montavamo il motore della 125 Primavera (ET3) e, non paghi, la truccavamo pure, cambiando cilindro, pistone, carburatore, fresando la ventola e limando il collettore.

Abbiamo fatto una tale scorpacciata di libertà e di sana disobbedienza da giovani, che gli obblighi suoi e dei suoi accoliti ci fanno solo sorridere.

Abbiamo acquisito definitivamente e interiorizzato la competenza del dito medio per tutto quello che non ci pare giusto – e non ce la dimentichiamo solo perché sono passati 35 anni, anzi la conserviamo come il lascito oggi più prezioso della nostra ormai trascorsa giovinezza.

Avete preso di mira la generazione peggiore che avreste potuto prendere: vedrete che non andrà a farsi siringare quasi nessuno.

Vi manderemo volentieri i 100€ con il sincero augurio di spenderli non in medicine – come voi augurate a noi – ma a troie, a vedere se così inizierete finalmente a capire qualcosa.

E se, in qualsiasi momento, vi dovesse nuovamente capitare di aver bisogno di essere mandati a fare in culo, non esitate a contattarci, saremo sempre a disposizione per servirvi.

Adios, cabrones!

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DPCM

Ho visto il contenuto del dpcm e mi chiedo come abbiamo fatto a mettere un incapace come Draghi a capo del governo e a farlo incensandolo e lodandolo come se fosse, all’esatto opposto, colui che ci avrebbe salvato – da veri beoti.

Forse é il caso di accendere il cervello.