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riflessioni

Fauci tace, il diario parla. Chi risponde in Italia?

1) Quando chi parlava sempre sceglie il silenzio.

Per anni Anthony Fauci è stato una delle voci più ascoltate al mondo. Appariva nelle conferenze stampa, nei telegiornali, nei talk show e sulle copertine delle riviste. Le sue parole non restavano confinate negli Stati Uniti: contribuivano a definire il perimetro di ciò che poteva essere detto sulla pandemia, sulle sue origini e sulle misure adottate per affrontarla.

Il 29 luglio 2026, davanti alla Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato americano, lo scenario si è capovolto. Fauci, convocato sotto giuramento, si è avvalso più di cento volte del Quinto emendamento, rifiutandosi di rispondere alle domande per non rischiare di incriminare sé stesso.

Il silenzio non equivale a una confessione e il diritto di non rispondere vale anche per le persone che non ci piacciono. Questo principio non va piegato alla convenienza politica. Ma resta una scena potentissima: l’uomo presentato per anni come incarnazione della competenza scientifica non ha voluto chiarire davanti al Congresso le decisioni, le comunicazioni e i rapporti istituzionali della stagione Covid.

La pagina ufficiale dell’audizione al Senato documenta data, sede e ruolo del testimone. Il 6 agosto la commissione, con un voto lungo le linee di partito, ha approvato una risoluzione per oltraggio al Congresso e trasmesso la questione al Dipartimento di Giustizia. È importante dirlo correttamente: si tratta di un deferimento politico-istituzionale, non di una condanna penale definitiva.

2) Il diario di Fauci non è una sentenza, ma apre domande.

Pochi giorni prima dell’audizione, il senatore Rand Paul aveva reso pubbliche più di mille pagine del diario tenuto da Fauci dal dicembre 2019 al dicembre 2022. Sono annotazioni quotidiane che raccontano riunioni, telefonate, dubbi, tensioni con Donald Trump e crescente notorietà mediatica.

Il diario non contiene la confessione semplice e totale che alcuni gli attribuiscono. Non vi si legge una prova conclusiva dell’origine artificiale del virus, né l’ammissione che ogni misura sanitaria fosse priva di fondamento. Un resoconto dell’Associated Press sul diario di Fauci osserva, per esempio, che in una nota del gennaio 2020 Fauci formulava sull’origine naturale una valutazione molto simile a quella poi espressa pubblicamente.

Questo non rende il documento irrilevante. Al contrario, il diario conferma che l’ipotesi di un incidente di laboratorio fu discussa fin dall’inizio ai massimi livelli e che tra gli scienziati esistevano dubbi reali. Il problema politico nasce dal contrasto tra quella complessità privata e il modo spesso categorico con cui il dibattito pubblico fu successivamente delimitato. Un’ipotesi ancora aperta venne troppo facilmente trattata come una fantasia indegna di discussione.

Il diario mostra anche quanto Fauci fosse immerso nel circuito della celebrità mediatica. Annotava interviste, apprezzamenti di personaggi famosi e il proprio crescente ruolo pubblico mentre il Paese attraversava una tragedia. Non è un reato compiacersi dell’attenzione ricevuta, ma è legittimo domandarsi se quella trasformazione da funzionario a icona abbia favorito una personalizzazione dannosa della scienza.

La scienza non dovrebbe dipendere dalla credibilità di un uomo solo. Ha bisogno di dati accessibili, conflitto tra ipotesi, controlli indipendenti e possibilità di correggere gli errori senza trasformare ogni revisione in un tradimento.

3) Il punto non è proclamare un nuovo dogma.

Sarebbe un errore sostituire il dogma di ieri con quello opposto. L’origine di SARS-CoV-2 non è stata definitivamente provata in un senso o nell’altro. Il diario di Fauci non risolve da solo la questione, così come l’invocazione del Quinto emendamento non dimostra automaticamente una colpa.

La critica seria deve resistere alla tentazione dell’esagerazione. Se attribuiamo a un documento parole che non contiene, offriamo a chi non vuole discutere l’occasione perfetta per liquidare tutto come disinformazione. Le domande più solide sono già abbastanza gravi senza bisogno di essere gonfiate.

Perché l’ipotesi del laboratorio fu pubblicamente marginalizzata quando era discussa in privato? Quale ruolo ebbero le strutture finanziate dal NIAID nella ricerca sui coronavirus? Come furono gestiti i conflitti di interesse? Perché una parte della comunicazione sanitaria trasformò valutazioni provvisorie in certezze morali? E perché oggi ottenere risposte richiede audizioni, mandati e pubblicazioni forzate di documenti?

La vicenda americana ci ricorda che “fidarsi della scienza” non può significare fidarsi ciecamente di chi parla in suo nome. Significa pretendere procedure verificabili anche quando l’emergenza spinge tutti ad avere fretta.

4) In Italia gli Ordini eseguirono la legge, ma non solo.

In Italia l’obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie fu introdotto dal decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44. La vaccinazione divenne requisito essenziale per esercitare la professione e l’accertamento dell’inadempimento determinava l’immediata sospensione. Dopo le modifiche normative, agli Ordini territoriali furono attribuite verifiche, comunicazioni e annotazioni nell’Albo.

Questo dato impedisce una semplificazione: gli Ordini dei medici non inventarono autonomamente l’obbligo. Applicarono una legge dello Stato. La stessa norma qualificava la sospensione come dichiarativa e non disciplinare. Anche la Corte costituzionale, valutando le conoscenze disponibili in quel momento, ritenne non irragionevole né sproporzionata la scelta legislativa.

Ma “eseguivamo la legge” non basta a chiudere il giudizio storico e deontologico. Un Ordine professionale non è un semplice terminale informatico. Dovrebbe tutelare la dignità degli iscritti, vigilare sul consenso informato, garantire il contraddittorio e conservare uno spazio per il dubbio clinico. Avrebbe potuto applicare la norma senza adottare il linguaggio della colpevolizzazione e senza confondere l’inadempimento amministrativo con l’indegnità morale.

Le comunicazioni della FNOMCeO mostrano quanto fosse concreta la macchina delle sospensioni: annotazione immediata, comunicazione alla Federazione e al datore di lavoro, permanenza del provvedimento fino all’adempimento. La comunicazione FNOMCeO del 6 dicembre 2021 rende visibile questa catena operativa.

Il punto critico è il comportamento complessivo: l’assenza di una difesa pubblica altrettanto forte per chi chiedeva valutazioni individuali, la scarsa tolleranza verso il dissenso interno e l’adesione quasi totale alla narrazione governativa. Ne avevo già parlato nel post Ordine dei Medici denuncia “no vax”, ricordando quanto fosse improprio usare un’etichetta indistinta al posto dell’analisi dei singoli casi.

5) Trasmissione, protezione e consenso furono confusi.

Uno dei nodi più delicati riguarda la trasmissione. I vaccini Covid furono autorizzati principalmente per proteggere dalla malattia, non sulla base di una specifica autorizzazione a impedire il passaggio del virus da una persona all’altra. Gli studi successivi hanno mostrato che la vaccinazione poteva ridurre anche il rischio di infezione e trasmissione, soprattutto con le prime varianti, ma senza eliminarlo e con un’efficacia diminuita nel tempo e con Omicron.

Questa distinzione, oggi spiegata chiaramente anche dall’Agenzia europea per i medicinali, avrebbe dovuto essere centrale nel dibattito italiano. Invece la protezione dalla malattia grave, la riduzione temporanea della trasmissione e l’impossibilità di contagiare furono spesso messe nello stesso contenitore comunicativo.

Anche la sicurezza meritava un linguaggio più preciso. Le autorità hanno riconosciuto eventi avversi rari, tra cui miocardite e pericardite associate ai vaccini a mRNA in determinati gruppi. L’AIFA pubblica i rapporti di farmacovigilanza, che devono essere letti distinguendo una segnalazione temporale da un nesso causale accertato.

Non è corretto sostenere che ogni malattia comparsa dopo una dose sia stata provocata dal vaccino. È altrettanto scorretto trattare chi segnala un danno come un nemico della scienza. Il consenso informato richiede entrambe le cose: non inventare causalità e non nascondere rischi, limiti e incertezze.

6) I media italiani scelsero quasi tutti lo stesso campo.

Durante la campagna vaccinale, la grande maggioranza dei media italiani sostenne la vaccinazione e, molto spesso, anche gli strumenti coercitivi costruiti intorno a essa. Non si può parlare di unanimità matematica: alcune testate diedero spazio agli eventi avversi, ai dubbi su AstraZeneca, alle proteste contro il Green Pass e a posizioni critiche. Ma il tono prevalente fu chiaramente favorevole alla linea istituzionale.

Il problema non era spiegare i benefici dei vaccini. Esistevano dati solidi sulla riduzione della malattia grave e della mortalità, specialmente nelle persone anziane e fragili. Il problema era la quasi scomparsa delle distinzioni, il ricorso alle etichette e la trasformazione del giornalismo in una campagna pedagogica.

Troppo spesso non si discuteva se un obbligo fosse proporzionato per ogni fascia di età e condizione personale; si decideva chi fosse responsabile e chi no. Non si confrontavano apertamente le incertezze; si convocavano gli stessi esperti, si ripetevano le stesse formule e si relegava il dissenso in una categoria indistinta popolata da ignoranti, estremisti e complottisti.

Il Reuters Institute rilevò già nel 2021 la scarsità di giornalisti scientifici specializzati e una copertura italiana della pandemia e dei vaccini sensazionalistica, contraddittoria e concentrata sulle indiscrezioni sulle restrizioni. Questo giudizio è più utile di qualsiasi teoria di una regia unica: descrive un sistema mediatico che, per impreparazione, conformismo e ricerca dell’audience, finì spesso per amplificare il potere invece di controllarlo.

Su questo blog avevo denunciato il problema in Media: quanto può essere grande il marciume?. Oggi la domanda resta la stessa: chi ha usato toni assoluti ha il coraggio di riesaminare pubblicamente ciò che disse?

7) La responsabilità comincia dalla memoria.

Il caso Fauci non deve diventare un alibi per dimenticare le responsabilità italiane. Negli Stati Uniti il confronto è durissimo, politicizzato e talvolta fazioso, ma documenti, audizioni e voti parlamentari costringono almeno le istituzioni a tornare sui fatti.

In Italia la discussione appare molto più debole. Gli Ordini ricordano di avere applicato la legge, i politici si rifugiano nell’emergenza e i media cambiano argomento. Eppure migliaia di professionisti furono sospesi, milioni di cittadini subirono limitazioni e l’intero Paese venne diviso secondo il possesso di una certificazione.

Nel recente articolo Draghi, Green Pass e il dovere di non dimenticare ho ricordato che quelle misure non sono oggi operative, ma il precedente politico e amministrativo resta. Proprio per questo serve una ricostruzione onesta, non una vendetta.

Rispondere significa pubblicare i documenti, distinguere i dati dalle decisioni politiche, ascoltare chi ha subito danni, riconoscere gli errori di comunicazione e valutare le responsabilità caso per caso. Non significa condannare tutti i medici, tutti i giornalisti o tutti i vaccinati. Le generalizzazioni che critichiamo non diventano accettabili quando le usiamo contro gli altri.

La lezione più importante è semplice: nessuna autorità deve essere trasformata in un oracolo. Chi esercita potere sanitario, politico o mediatico deve poter essere interrogato. E quando le domande arrivano, il silenzio può essere un diritto individuale, ma non può diventare la risposta collettiva delle istituzioni.

8) Passa all’azione.

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Vaccini pediatrici: Trump cambia rotta, Italia ferma

1) Negli Stati Uniti cambia il paradigma vaccinale.

Con un nuovo ordine esecutivo, Donald Trump ha chiesto all’amministrazione federale americana di proseguire la revisione del calendario delle vaccinazioni pediatriche. Il cuore politico della decisione è chiaro: ridurre il numero dei vaccini raccomandati universalmente, distribuire maggiormente le somministrazioni nel tempo e ampliare lo spazio decisionale dei genitori.

Il calendario federale era già stato ridimensionato nel gennaio 2026: le malattie per le quali la vaccinazione era raccomandata a tutti i bambini erano passate da 17 a 11. Il nuovo intervento presidenziale rilancia e approfondisce quella scelta, chiedendo al Dipartimento della Salute di valutare tempi, sequenze e modalità delle somministrazioni.

Non si tratta dunque di una semplice modifica tecnica. È una rottura politica con l’idea, dominante negli ultimi anni, che ampliare continuamente il calendario vaccinale sia sempre e comunque la strada migliore.

2) Il vaccino MMR dovrà essere separato.

Il passaggio più discusso riguarda il vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia, noto negli Stati Uniti come MMR e in Italia come MPR. Trump vuole che le tre componenti possano essere somministrate separatamente e, quando possibile, nel corso di visite mediche differenti.

Qui serve una precisazione per non trasformare una notizia vera in un titolo fuorviante: l’ordine non mette immediatamente a disposizione tre vaccini singoli. Negli Stati Uniti, al momento, questi prodotti separati non sono disponibili. L’amministrazione dovrà presentare un piano per renderli accessibili e per rivedere la sequenza complessiva delle vaccinazioni pediatriche.

La differenza è importante. Trump ha indicato una direzione politica e amministrativa; la sua concreta attuazione richiederà passaggi regolatori, valutazioni delle autorità sanitarie e prodotti effettivamente presenti sul mercato.

3) Due letture opposte della stessa decisione.

La base Maga e molti gruppi critici verso le politiche vaccinali hanno accolto la decisione come una vittoria. Vedono nell’ordine un riconoscimento tardivo di domande rimaste troppo spesso senza ascolto: quanti vaccini sono davvero necessari per tutti? È opportuno somministrarne diversi nella stessa seduta? Il calendario tiene sufficientemente conto delle condizioni del singolo bambino? I genitori ricevono informazioni complete e comprensibili?

Una parte consistente del mondo medico e scientifico statunitense, invece, considera la scelta pericolosa. Le associazioni pediatriche ricordano che i vaccini combinati riducono il numero delle iniezioni e delle visite, facilitano il completamento del ciclo nei tempi previsti e sono stati studiati su popolazioni molto ampie. Temono inoltre che moltiplicare gli appuntamenti possa lasciare più bambini scoperti per periodi più lunghi.

Anche la tesi di un rapporto causale tra vaccini e autismo, richiamata più volte da Trump nel dibattito pubblico, è respinta dalla letteratura scientifica prevalente. Per leggere correttamente la vicenda non è necessario ignorare questo dato, né accettare che esso chiuda ogni discussione possibile su numero, tempi, combinazioni, farmacovigilanza e libertà di scelta.

Il punto serio è proprio questo: una domanda non diventa illegittima soltanto perché viene posta da una parte politica sgradita, ma una risposta non diventa scientificamente vera soltanto perché la firma un presidente.

4) Non esiste un unico calendario valido per tutto il mondo.

La revisione americana nasce anche dal confronto con altri Paesi sviluppati. La Danimarca, per esempio, adotta da tempo un calendario pediatrico più ristretto di quello statunitense. I calendari nazionali differiscono perché cambiano la diffusione delle malattie, l’organizzazione sanitaria, le priorità, le risorse e le valutazioni sul rapporto tra benefici e rischi.

Questo confronto ha incrinato l’idea secondo cui il progresso debba coincidere automaticamente con un numero sempre maggiore di vaccinazioni universali. Negli Stati Uniti la revisione è diventata politica ufficiale; altrove esistono da anni calendari più selettivi o raccomandazioni rivolte soltanto alle persone maggiormente esposte.

Sarebbe tuttavia inesatto parlare di una ritirata mondiale uniforme. In Europa convivono modelli molto diversi: alcuni Paesi puntano soprattutto sulla raccomandazione e sulla fiducia, mentre altri mantengono o ampliano gli obblighi. La Francia, per esempio, ha introdotto nuove vaccinazioni obbligatorie per i bambini anche in tempi recenti. Il cambiamento reale, quindi, non è univoco: sta crescendo lo spazio per confrontare modelli diversi, ma la spinta ad aumentare le coperture resta forte in molte istituzioni.

5) In Italia restano dieci vaccinazioni obbligatorie.

In Italia il quadro fondamentale è ancora quello della legge del 2017. Per i minori da zero a sedici anni sono previste dieci vaccinazioni obbligatorie, con conseguenze specifiche per l’accesso ai servizi educativi dell’infanzia e sanzioni nei casi stabiliti dalla normativa.

Il Ministero della Salute continua a presentare questo impianto come parte centrale della prevenzione nazionale. Mentre negli Stati Uniti la Casa Bianca ha trasformato la revisione del calendario in una priorità politica, in Italia non si vede ancora un ripensamento altrettanto netto del sistema costruito durante la stagione dell’emergenza vaccinale.

È questo il ritardo più evidente. Non si tratta di decretare per legge che i vaccini siano tutti inutili o tutti dannosi, affermazione che non sarebbe seria. Si tratta di restituire centralità al consenso informato, alla valutazione individuale, alla trasparenza sui dati e alla possibilità di discutere gli obblighi senza essere espulsi dal dibattito pubblico.

Una democrazia matura dovrebbe riuscire a distinguere tra raccomandazione sanitaria e coercizione giuridica. Dovrebbe inoltre rivalutare periodicamente ogni obbligo, verificando se sia ancora necessario, proporzionato e sostenuto da evidenze aggiornate.

6) La scelta americana impone una discussione anche a noi.

La decisione di Trump non dimostra da sola che un calendario più corto sia migliore. Dimostra però che persino uno dei Paesi che più hanno promosso l’espansione delle vaccinazioni pediatriche considera oggi legittimo riesaminare il proprio modello.

La valutazione comparativa pubblicata dal Dipartimento della Salute statunitense ha messo a confronto gli Stati Uniti con altri Paesi sviluppati. Il nuovo calendario federale distingue ora tra vaccini raccomandati a tutti, vaccini destinati ai gruppi a rischio e scelte da assumere insieme al medico.

È un’impostazione che merita attenzione anche in Italia. Il nostro Paese dovrebbe aprire un confronto pubblico, trasparente e non ideologico su alcuni punti essenziali: la permanenza dei dieci obblighi, l’effettiva necessità di ogni somministrazione universale, la personalizzazione dei calendari, il monitoraggio degli eventi avversi e la qualità del consenso informato.

Il cambiamento internazionale non autorizza facili trionfalismi. Offre però un’occasione: passare dalla contrapposizione tra fedeli e nemici della scienza a una verifica continua delle politiche sanitarie. La scienza autentica non teme le domande, mentre la politica democratica non dovrebbe usare la medicina come scorciatoia per comprimere diritti e responsabilità personali.

Per le decisioni che riguardano la salute tua o dei tuoi figli, confrontati con un professionista sanitario di fiducia e valuta la situazione individuale. Informarsi significa cercare dati, comprendere benefici e rischi e non delegare il proprio giudizio né a uno slogan politico né a un titolo di giornale.

7) Passa all’azione.

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Nuovi vaccini crescono.

Negli Stati Uniti, Robert Kennedy Jr. ha deciso di rimuovere l’intero gruppo di lavoro sui vaccini a causa di possibili incompatibilità etiche.

In Italia, invece, viene dato il via libera a Kostaive, il primo vaccino a mRNA capace di replicarsi autonomamente, i cui effetti a lungo termine sono ancora sconosciuti.

È sempre più fondamentale opporsi all’influenza delle grandi case farmaceutiche: la tutela della salute pubblica non può essere subordinata agli interessi economici di colossi industriali che sperimentano sulla collettività.

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riflessioni

Pietà per i defunti ?

Quando muore una persona, da mesi ormai si scatena il confronto tra vaccinisti e antivaccinisti, dove i primi si sperticano a dimostrare che i vaccini non hanno niente a che fare coi decessi, mentre gli altri, tutto all’opposto, che è colpa dei vaccini e che si stanno avverando le loro previsioni.

Bisogna però fermarsi un attimo e guardare queste situazioni un po’ più dall’alto.

La scomparsa di una persona è un momento di cordoglio,  raccoglimento, memoria e celebrazione per chi la conosceva, anche per chi non aveva con quella persona un buon rapporto, perché la morte restituisce l’innocenza a tutti, nessuno escluso.

Dedicarci, in luogo di questo, a polemiche politico sanitarie, è un evidente segno di disumanizzazione.

E se lo scopo della pandemenza fosse stato proprio questo: dividerci e disumanizzarci?

Se questo fosse vero, nessuna delle due categorie avrebbe «ragione» ed entrambe sarebbero cadute nella stessa trappola: il medesimo cesto di vermi che si torcono all’infinito.

Forse vale la pena di sospendere almeno per qualche momento la «ricerca della verità» per dedicarsi a ciò che è pio e conforme alla pietà dei defunti, in ultima analisi a ciò che appare umano fare, considerare i nostri cari estinti e tributare loro il giusto omaggio prima di salutarli per sempre.

Questa è la prima osservazione che mi sento di fare e questa è la ragione per cui non mi vedrete mai parlare in termini politici o sanitari del decesso di qualcuno, che va prima di tutto trattato come una persona e non come un caso.

Detto questo, si possono fare anche alcune considerazioni più generali su queste vicende.

Ci sono due aspetti che in particolare mi sembrano rilevanti.

Il primo è che i giornali non dicono mai lo stato vaccinale del deceduto, quando invece potrebbe essere rilevante. Non dicendolo, sembra più probabile che il morto fosse vaccinato, altrimenti i media, rigorosamente favorevoli ai vaccini sin dall’inizio, volentieri direbbero che il caro estinto non era vaccinato – ricordo un periodo in cui sui giornali ogni giorno moriva il «capo dei no vax».

Il secondo elemento è che o non vengono fatte le autopsie, e questo è strano dato il rilevante interesse medico scientifico a indagare le cause delle morti improvvise, oppure vengono fatte ma i giornali non ne parlano mai.

Ognuno faccia le riflessioni che preferisce, ma nel frattempo torniamo umani e, nonostante le differenze, uniti e solidali, altrimenti la pandefuffa avrà vinto per sempre.

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Potrebbero.

I vaccini covid «potrebbero aver aiutato ad alimentare l’aumento del numero dei decessi in eccesso». Sia pure col loro consueto linguaggio untuoso e disgustoso, stanno cominciando ad ammetterlo; di fronte all’evidenza ormai non più denegabile, la narrazione cambia di nuovo.null

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Moderna annuncia i «vaccini contro il cancro».

annuncio Moderna

Io passo anche stavolta, credo proprio.

Non è che questi vaccini funzionino facendoti morire di infarto o miocardite prima di sviluppare un tumore?

In ogni caso è ben difficile tornare a fidarsi di soggetti del genere.


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news giuridiche

Multa over 50: sospesa la riscossione

Note dell’episodio.

L’art. 7, comma 1 bis, del decreto legge 162 del 2022, nel testo risultante dalle modifiche apportate dalla legge di conversione 30 dicembre 2022, n. 199 – intitolata «Conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162, recante misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonchè in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali» e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.304 del 30-12-2022 – prevede quanto segue: 

«1-bis. Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto fino al 30 giugno 2023 sono sospesi le attività e i procedimenti di irrogazione della sanzione previsti dall’articolo 4-sexies, commi 3, 4 e 6, del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76.»

La data di entrata in vigore della legge di conversione è il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dunque il 31 dicembre 2022, data a partire dalla quale la irrogazione della sanzione è sospesa.

Riferimenti.

Video

Se preferisci il video, puoi vederlo qui:

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riflessioni

Fuori gli scientisti dalla cosa pubblica.

Draghi, da presidente del consiglio, dichiara che chi non si sarebbe vaccinato sarebbe morto.

Lo applaudono spellandosi le mani e dichiarando che questa é «la vera scienza».

Poi ovviamente non muore nessuno, come era ovvio.

Gemmato, da sottosegretario, fa una dichiarazione neutra, considerando semplicemente che é impossibile, ora che la campagna vaccinale é stata fatta, sapere che cosa sarebbe accaduto se non fosse stata fatta.

É una considerazione logica, peraltro né a favore né contro i vaccini. É solo a favore di una corretta ricostruzione causale degli eventi.

Lo linciano moralmente e dicono che dovrebbe dimettersi immediatamente in quanto «contro la scienza».

Che cosa difende veramente questa gente?

Vuole affermare la realtà o vuole solo difendere le proprie
convinzioni, nonostante che la realtà sia andata in modo molto diverso?

Questa gente é disaccoppiata dalla realtà.

Sostenere di «essere dalla parte della scienza» é un loro puro delirio, perché la scienza è un metodo che parte dai sfatti per tornare agli stessi, e cambia le proprie conclusioni quando cambiano i fatti e la loro osservazione.

La realtà è che queste persone non hanno nulla di scientifico, ma si sono costruite una loro falsa fede, in cui il vaccino ha assunto il ruolo di idolo, e vedono la realtà solo alla luce di questa falsa fede stessa.

Altrimenti direbbero che Draghi dovrebbe scusarsi per aver detto una palese menzogna, smentita dalla realtà dei fatti, peraltro da capo del governo e quindi con gravi responsabilità nel mentire agli Italiani.

Anziché prendersela con chi ha detto le vere balle, se la fanno con chi non ha detto peraltro niente in tutto e ha fatto un’affermazione non smentibile in alcun modo.

A loro non importa la realtà, non importano i malati, non importa la sanità pubblica: l’unica cosa che importa è il culto del vaccino e che nessuno si permetta di bestemmiare, mettendo anche solo minimamente in discussione, il loro idolo.

Vivono in un loro mondo, ma vengono nel nostro a fare danni enormi, come col protocollo tachipirina e vigile attesa, un loro idolo minore, che ha richiesto tanti tributi di sangue tuttavia.

A questa gente non dovrà mai più essere consentito di entrare, anche solo per andare in bagno, in un qualsiasi edificio della Repubblica in cui si prendono decisioni per il popolo.

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Fuori gli scientisti dalla cosa pubblica.

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Clima: nuova pecetta facebook ?

Che teneri che sono, può mai esserci una razzata alla quale non vanno dietro?

Certo dopo la figura che hanno fatto con quella sui vaccini dovrebbe esser passata loro la voglia.

Ma tanto quasi nessuno si ricorda niente…

Dopo la pandefuffa, la prossima frontiera di oppressione é la meteofuffa.

Io mi chiamo fuori anche stavolta, e continuerò a dormire col solo cinque gocce di gasolio addosso, tu fai quel che vuoi.