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riflessioni

Omicron, pericolosa o no?

Ma Omicron, allora, è grave o no? Temo di sì, perché mantiene la stessa pericolosità, che indichiamo come virulenza, ma è decisamente più infettiva per guariti e vaccinati.

Qui di seguito i primi risultati sull’efficacia dei vaccini e delle precedenti guarigioni su Omicron, in rosso. Come potete ben vedere, l’unica protezione deriva dalla guarigione + il vaccino (stato super immune), e anche lì, solo parzialmente.


Ma come, ma se tutti dicono che la mortalità si è abbassata con Omicron, al punto che è quasi un comune raffreddore?! Sì, è vero, la mortalità si è abbassata dal 23% degli ospedalizzati al 7%, e dipende dal fatto che adesso si ammalano anche vaccinati e guariti, in forma spesso meno grave e vengono contati fra i sopravvissuti alla malattia. Ma il virus per quanto ci è dato sapere ha conservato in sé la stessa virulenza e pericolosità di sempre.

Uno schizzo per spiegare come una nuova variante possa apparire più mite anche senza alcun cambiamento nella virulenza sottostante. Ciò può verificarsi perché, nel calcolo della frazione di casi gravi, il denominatore ora include molte re-infezioni che erano state precedentemente scongiurate.


Immagina una variante con poca capacità di reinfezione. La popolazione suscettibile è esposta a un numero sufficiente di virus da infettare. Le infezioni comprendono malattie gravi, moderate, lievi e asintomatiche. (Qui faccio notare che questi schizzi non sono in scala.)
Ma immagina che la nostra popolazione abbia anche una grande frazione che è stata precedentemente infettata. Poiché la variante ha poca capacità di reinfettare, queste potenziali infezioni sono state evitate.
Quando limitiamo la nostra attenzione ai casi osservati, alcune frazioni di questi sono gravi. Questo calcolo esclude necessariamente eventuali contagi scongiurati.
Ora immagina una variante con un’elevata capacità di reinfezione. Tra la popolazione suscettibile, la gravità dei casi non è cambiata. Sempre la stessa frazione grave, moderata, lieve, asintomatica. Ma ora vediamo re-infezioni, e queste generalmente non sono gravi.
Quindi possiamo ancora calcolare la frazione di casi gravi, ma ora sono inferiori. Non sono inferiori perché ci sono meno casi gravi, ma perché ci sono casi più lievi (re-infezioni).
Pertanto, il profilo di gravità dei casi di Omicron deve essere interpretato insieme alla comprensione della sua capacità di reinfettare (e infettare i vaccinati). Non ho parlato di vaccini, ma le relazioni sono simili. Prevediamo un aumento dei casi più lievi tra i vaccinati.
Quindi, quando guardo i dati provenienti dal Sudafrica o altrove, penso non solo alla proporzione di casi gravi, ma anche al numero di casi gravi, che dimostra l’impatto sulla salute pubblica della variante.

Per finire, uno sguardo ai ricoveri in Gauteng (Sud Africa)?
Nuovi ingressi che raddoppiano ~ ogni 5 giorni e fino al 31% dei precedenti livelli di picco
Nota: i casi di ospedalizzazione ritardano di 1-3 settimane e con i ritardi di segnalazione è necessario attendere una settimana per comprendere i ricoveri ospedalieri effettivi per la settimana precedente.

In Inghilterra, Omicron diventerà prevalente fra due settimane, quindi se succede quello che è successo l’anno scorso con la Delta, arriverà da noi in Marzo.

E la terza dose? Certamente aiuta, ma non perché sia la terza ma perché l’hai appena fatta. E’ un po’ come dire che quando prendi l’aspirina si abbassa la febbre. Certamente è vero, ma l’effetto non dura nel tempo, dura qualche ora. E dopo?

Con Omicron, la migliore difesa è un sistema immunitario sano ed integro, quindi uno stile di vita sano. I vaccini contano, per un po’, ma poi l’effetto si annulla e non possiamo doparci di vaccini ogni 3 mesi, diventa pericoloso per il cuore.

Qualche caso a supporto di quanto sostenuto? In Norvegia una cena aziendale con 120 vaccinati ha causati 60 positivi in una sera, uno su due. Un concerto per studenti in Danimarca con 150 partecipanti ha causato 50 infezioni in una sera, tutti pienamente vaccinati, quindi uno su tre. Già il Green Pass non ha molto senso, ma dopo sarà decisamente inutile. E forse anche le mascherine potranno poco, in un ambiente chiuso.

Tutti i dati sono aggiornatissimi e incrociandoli fra più fonti coincidono. Si tratta di dati preliminari, ma sono assolutamente credibili.

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riflessioni

Esenzioni: le chiacchiere stanno a zero.

Per te che mi contatti ora per l’esenzione.

Tutti i problemi giuridici vanno trattati passando il prima possibile alla fase del fare, come spiego in un mio ormai celebre post di qualche anno fa, con cui ho fondato l’approcciostrategico per la gestione dei problemi legali.

Per come la vedo io, sei già in estremo ritardo: avresti dovuto muoverti mesi fa, quando abbiamo iniziato a lavorarci sopra, e magari adesso saresti tra quei non molti che l’hanno ottenuta.

Ovviamente, puoi provare a chiederla anche adesso, non é che sia scaduto un termine, si può sempre chiedere.

Anzi, ad oggi é l’unica soluzione disponibile, non ce ne sono altre.

Quello che ti voglio dire però è: non perdere altro tempo!

Se vuoi tentare seriamente di uscire da questa follia collettiva criminale, chiama il mio studio e fatti dare un appuntamento oppure acquista l’appuntamento on line dal mio blog principale.

Useremo l’appuntamento per scrivere insieme la richiesta di esenzione e mandarla a chi di dovere.

Non per fare delle chiacchiere, per “capire”, “valutare”,
“considerare” e così via.

Non è più il tempo di parlare e basta.

Le esenzioni sono un bersaglio mobile, la normazione cambia in continuazione e di conseguenza le interpretazioni relative.

Nessuno può sapere in anticipo se te la daranno o no.

Devi prendere la pistola e tentare di sparare a quel bersaglio.

Finché non farai questo non avrai fatto nulla e, quando ti chiameranno per la vaccinazione, non ti resterà che farti forare oppure sopportare le conseguenze della mancanza del vaccino, tra cui la perdita di mesi di stipendio.

Non voglio più che mi contatti per “sapere come funzionano le esenzioni”, perché se mi chiedi questo adesso allora significa che ti devo spiegare la vita intera, non hai capito niente della situazione in cui ti trovi, della vita che fai e delle prospettive che hai.

Stai scivolando nella merda ogni giorno di più e ancora ti balocchi con le domande e le curiosità?

Vai a casa a riprendere le palle che ti eri dimenticato di indossare prima di uscire e passa prima possibile alla fase del fare.

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Io sono l'eretto: come salvare il mondo stando in piedi.

Ieri mattina sono andato coi miei familiari a Serramazzoni per una visita ai miei nonni, che vi riposano.

Dopo la deposizione di due mazzi di fiori freschi, aver condiviso qualche ricordo e scorse le vestigia di qualche antica linea di parentela, siamo andati in centro per bere qualcosa di caldo.

C’era la nebbia, faceva piuttosto freddo.

Così conviene, peraltro, per questi giorni a cavaliere tra luce e tenebre, dove il nostro mondo dei vivi si avvicina come non mai a quel loro dei morti.

Entrati in un bar, di cui é giusto e pio tacere nome ed ubicazione, ho chiesto se ci saremmo potuti sedere, come sono solito fare da sempre – senza, in quel momento, pensare ad altro.

La barista – le donne sono sempre più affezionate alle regole – mi ha snocciolato la vigenza: «chi ha il green pass sì, e lo devo vedere; chi non ce l’ha, no».

Legittimo.

Alla fine, chi aveva il green pass si é seduto; chi non ce l’aveva, parte é uscito e parte é rimasto, in piedi, accanto al tavolo dove gli altri stavano seduti.

Tra questi ultimi, sono rimasto accanto ai miei familiari assisi, in una posizione un po’ scomoda e forse, vista dall’alto, demenziale, rinfrancato tuttavia dall’aver così potuto dare, col mio insistere in piedi, il mio contributo a sconfiggere un morbo che continua a riempiere le strade di camion con gran copia di morti.

«Io sono l’eretto», dunque: colui che salverà il mondo; molto di più dell’eletto, che, del resto non ha mai combinato granché.

E comunque sitting is the new smoking: se non salverò il mondo, salverò almeno me stesso.

Forse.

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riflessioni

Col greenpass la realtà diventa un videogioco del governo.

Il sistema del greenpass sta spingendo a livelli ancora più elevati il processo di spostamento della vita umana dalla realtà fattuale e concreta verso una sorta di meta-realtà composta di numeri e, più in generale, di digitale.

Questo si può vedere con estrema evidenza in tutte quelle persone che letteralmente godono nel poter utilizzare un sistema così perverso rispetto allo stato naturale dell’uomo, che é quello della libertà, prima di tutto di spostamento, il celebre habeascorpus: ciò lo dico non gratuitamente, come forse potrebbe sembrare, ma sulla base di centinaia di studi sulle abitudini e i costumi dei nuclei residui di cacciatori-raccoglitori ancora esistenti – per loro fortuna – sul pianeta.

Come mai l’imposizione di un limite contenuto in un dispositivo elettronico anche per gli spostamenti più semplici, come l’andare a prendere un caffè al bar con un amico, viene accolta con favore, addirittura estremo, da parte di una così larga fetta della popolazione?

Ma perché l’uomo occidentale vive già da decenni lontano dalla realtà, in una bolla fatta di numeri, completamente mentalizzato.

Sin da neonato, quando la mamma a momenti non lo guarda nemmeno in viso, ma piuttosto attende ansiosa le indicazioni del medico sul percentile di altezza, peso e altri parametri.

Poi quando crescendo va a scuola e la qualità della sua vita, e persino la sua stessa identità, viene espressa in voti, che quasi sempre sono numerici.

Schiavo dei numeri, mentalizzato, l’uomo occidentale di oggi finisce per confondere le misurazioni della realtà, di cui é nevroticamente appassionato, con la realtà stessa.

Tutto questo, anche se il collegamento non è affatto evidente, ha molto a che fare con la crisi dell’energia maschile, una delle maggiori piaghe della società di oggi, di cui tuttavia non si parla quasi mai e quasi mai in modo corretto.

Energia maschile e femminile sono due principi e sorgenti di vita che, come insegna molto chiaramente il libro della Genesi («maschio e femmina li creò») devono stare in equilibrio tra loro. Detto in altri termini, la danza tra il maschile e il femminile sta al cuore della creazione ed è necessaria per la vita dell’uomo.

Del principio di necessità, del resto, ha parlato diffusamente persino Freud, un autore decisamente sopravvalutato, che tuttavia non ha ovviamente mancato di grandi intuizioni, collegandolo al maschile e alla figura del padre, che ha tradizionalmente svolto il ruolo e il compito, non solo nella specie umana ma anche in tante altre specie animali, di mettere, di spingere la prole a contatto col mondo, con la realtà, in modo da poter trovare, man mano, una adeguata strategia di coping con il mondo stesso, con la realtà.

Oggi una massa sterminata di padri indeboliti assiste inerte e smarrita ai progressi della propria prole con la PlayStation, malamente confortata dal fatto che quei figli «vanno bene a scuola», senza considerare che quel «bene» che proviene dalla scuola é l’ennesima astrazione, un ennesimo mondo fatto di numeri senza corrispondenza nella realtà, per cui il bravo giovane che prende tutti «otto» o anche di più poi si scopre non essere in grado di allacciarsi le scarpe ovvero, cosa ancora più grave, di leggere le emozioni sul volto delle persone con cui si relaziona e gli sono vicine (quozienteemotivo).

Ecco perché il green pass piace, perché é l’ennesimo giochino.

Esso anzi è finalmente, per molte persone, la realtà che diventa un videogioco, dove c’è un computer centrale, ci sono dei livelli da sbloccare (prendere un caffè al bar con Gigio) e – attenzione, questa è la tragedia – della dopamina da produrre.

Sì perché, lo abbiamo visto chiaramente, l’uomo di oggi che si vede sbloccare un varco dall’addetto di turno prova letteralmente soddisfazione, produce una cascata di dopamina simile a quella che si produce nei giochi che é abituato a fare sin da quando era bambino, quando «finiva un livello» o un muro e ne sbloccava un altro.

Se tu prendessi un cacciatore raccoglitore e gli dicessi che per andare libero in giro per il mondo dovrebbe usare un cellulare te lo infilerebbe in gola.

L’uomo occidentale, che é invecchiato senza mai diventare adulto e maturo, accetta questa privazione della libertà – anzi, diciamolo una volta per tutte: della vita stessa – non solo di buon grado, ma con piacere e soddisfazione.

Il circuito dell’inversione del piacere e del dolore per lui si è compiuto.

La realtà sta diventando un gigantesco videogioco, gestito dai computer del governo, e le persone ne sono felici.

Come ne puoi uscire?

Come puoi proteggere i tuoi figli da questo?

La consapevolezza é la prima cosa.

Leggi, rileggi e interiorizza questo post.

Mandalo in giro, raccomandalo a tutte le persone cui vuoi bene.

Lavora su te stesso, diventa sempre più forte, sempre più un vero uomo o una vera donna, é l’unico modo in cui potrai guidare e difendere i tuoi figli da questa matrix nella quale tutti già vivono beati e giulivi, ma di cui tu, come me, senti di non fare parte, perché senti che c’è qualcosa di più, di più bello, genuino, autentico e, in ultima analisi, più umano.

Fai tutto quello che puoi, anche se poco, o pochissimo: Dio farà tutto il resto.

Evviva noi.

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riflessioni

Good morning, Draghistan!

Good morning, Draghistan!

Non ha senso parlare di discriminazione quando si vogliono indicare i
problemi del greenpass.

É evidente che qualsiasi normativa che fa riferimento a situazioni di
fatto che sono diverse nella realtà discrimina – e per fortuna che lo
fa perché situazioni diverse vanno trattate in modo diverso.

Questo, addirittura, é il vero significato del principio di
uguaglianza, nell’ermeneutica ufficiale della Corte costituzionale,
completamente condivisibile.

Il problema di un istituto abominevole come il green pass é molto più
a monte di questo e consiste nel fatto che non esiste una epidemia di
microorganismi di gravità tale da giustificare l’adozione di
provvedimenti del genere.

Non ci sono abbastanza morti.

Non ce n’è un numero nemmeno lontanamente sufficiente per giustificare
questo merdaio di legislazione liberticida e soffocante che é stato
varato, con estrema cura, negli ultimi due anni.

Mi dispiace per i decerebrati che vanno ancora avanti dopo due anni a
sostanziarsi con i camion di Bergamo, ma basta alzare gli occhi dal
televisore, dal giornale o dal cellulare per vedere che la gente non
muore.

Si ammala, piuttosto, poi guarisce.

La mortalità è delle zero virgola qualcosa per cento.

Senza dimenticare, peraltro, che morire si muore tutti, prima o poi.

Il vero negazionista é quello che nega questa, che ormai è la realtà
evidente a tutti quelli che vogliono vederla.

Il problema del green pass non é, dunque, che discrimina, ma, molto
prima, che non c’è nessuna epidemia tale da giustificarlo.

Così come è senza alcuna giustificazione la campagna di in(o)culazione
di massa in corso.

Stefano Paternò é morto a causa del vaccino – lo accerta la perizia
ufficiale – perché aveva, senza accorgersene, già in precedenza
contratto il virus.

Cioè lui è morto per tentare di evitare di prendere un morbo che era
così grave che l’aveva già preso in passato senza accorgersene…

Io voglio bene a tutti. Tra i vaccinati ci sono persone a me molto
care e davvero spero di cuore che non succeda loro nulla, non riesco
ad accedere al settarismo che augura i peggiori mali a una parte o
all’altra.

Però io scelgo di non vaccinarmi.

Non perché, come vuole qualche cretino, «non so quello che c’è
dentro», ma piuttosto perché so benissimo quello che c’è fuori.

Se mi vaccinassi, lo farei per non ammalarmi, non certo per viaggiare,
andare a mangiare una pizza o altre amenità che pure ho sentito.

I vaccini servono, in teoria, per combattere le malattie, non per
andare a Formentera o a mangiare le lasagne o i tortellini.

Già questo dovrebbe farvi suonare qualcosa nella testa.

Iscriviti al blog, é fondamentale per evitare le vaccate che oggi
dominano la scena in ogni campo.

Evviva noi.

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riflessioni

La Chiesa ha mancato un’occasione storica.

La devastazione della Chiesa, realizzata mettendo a capo della stessa
un improponibile come Bergoglio, é stato sicuramente un atto
preparatorio della pandefuffa che sarebbe venuta dopo qualche anno.

La Chiesa universale avrebbe avuto, se fosse stata gestita da
sacerdoti anche solo minimamente degni del loro ufficio, una funzione
e un ruolo fondamentali in questo periodo di enorme difficoltà e di
grande crisi materiale e spirituale, offrendo un fondamentale ed
autorevole punto di vista alternativo, che avrebbe costituito un punto
di riferimento importante per milioni di persone, credenti e non: la
centralità dell’anima.

Un papa, al contrario, giulivamente appiattito sulle posizioni del
mondo, con la evidente funzione di cappellano dell’ONU, che invita
alla vaccinazione come unico rimedio, come se non ci fosse salvezza
senza vaccinazione, quando la nostra fede e le nostre scritture sono
piene di inviti a non preoccuparsi per il corpo, considerata la
primazia dell’anima, non fa niente di diverso da uno qualsiasi dei
governanti del mondo, tutti più o meno complici di questa
allucinazione collettiva orwelliana, dove ormai proprio più nessuno di
autorevole per le masse ha il coraggio di gridare che il re è nudo e
cioè che non c’è nessuna pandemia che possa considerarsi tale.

Ormai la società si sta avviando serenamente, e in fondo io credo
anche spontaneamente, per un destino in qualche modo scritto da
qualche parte, verso una divisione in due parti, come nel romanzo di
Orwell: da una parte i membri del partito, oggi del sistema,
dall’altra i prolet.

Sì é vero oggi in Italia ci stanno ricattando, con il ricatto più
spregevole che ci sia, vaccino o perdita del lavoro e della
possibilità di mangiare e vivere, ma é per motivi più reconditi che ci
si incammina verso la vaccinazione o verso, al contrario, la
resistenza. Più persone ascolto, incontro, ho occasione di sentire e
più questa sensazione diventa corposa, netta, verosimile.

É come se ognuno di noi, al di là di tutti i discorsi vacui sulla
scienza e simili, fosse stato destinato sin dall’inizio ad imboccare
una certa strada, la grande maggioranza da una parte e un «piccolo
esercito» dall’altra; e più passa il tempo, più le cose progrediscono
e più tutto questo appare chiaro.

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riflessioni

Ogni scelta é determinata dalla paura.

La scelta in ordine alla vaccinazione é determinata, per lo più, da
ciò che ad ognuno fa più paura: chi vi si sottopone, ha più paura del
covid; chi invece non si fa inoculare ha più paura del vaccino.

Questa é la «grandezza» con cui prendiamo le nostre decisioni, la
scienza non c’entra nulla.

Non c’è nessun numero, nessun dato, nessuno studio che possa
dimostrare con certezza assoluta che la vaccinazione sia preferibile o
meno.

Ci sono, infatti, troppe causalità ipotetiche, ti faccio solo un esempio.

Una persona si vaccina, poi muore per il covid. Uno può dire se non si
fosse fatto il vaccino, sarebbe morto lo stesso, morto prima, non
sarebbe morto. Sono ipotesi indimostrabili anche con una CTU post
mortem.

Una persona si vaccina e non si infetta, si infetta in modo
asintomatico, si infetta presenta sintomi lievi, oppure gravi, ma alla
fine ce la fa. Anche in questo caso é impossibile, per la scienza e la
medicina, dire cosa sarebbe successo a quella persona se non si fosse
vaccinata, la situazione relativa non è ricostruibile ex post, se non
in termini di lata causalità ipotetica, ma questo significa parlare di
niente.

Sì, abbiamo ascoltato tutti la spiegazione di come funzionerebbero i
vaccini, però fatto sta che ci sono persone che si vaccinano e muiono
o per il covid o per il vaccino, come é stato accertato in tribunale
almeno in un caso – senza, beninteso, che ciò possa imporre una
sospensione della vaccinazione, perché vale sempre la considerazione
per cui se un vaccino salva più vite di quante ne stronchi, per quanto
cinico possa apparire, va mantenuto.

Tra alcuni anni, a bocce ferme, si potranno tentare alcune letture su
base statistica, che lasceranno per lo più però lo stesso il tempo che
troveranno…

La medicina occidentale e l’industria del farmaco hanno, insomma,
provato a trovare una cura, o meglio una strategia, ma non è affatto
detto né che funzioni, né, come é stato pur detto dagli «esperti», che
funzionicchi.

É giusto provarci, ma l’operazione deve essere espressamente
classificata come un tentativo: bisogna dire una cosa come «al momento
non abbiamo di meglio, non abbiamo sicurezze né garanzie da offrirvi,
vedete voi che cosa fare».

In questa situazione, ci sono dunque alcune cose che vengono sentite
come comunque sbagliate e violente.

La prima è la protervia dei governi, che impongono obblighi vaccinali
diretti o indiretti.

La seconda è la superbia che ogni tanto si manifesta nell’una o
nell’altra categoria nei confronti dell’altra, con la presunzione che
la propria scelta sia sempre la migliore.

Io, al momento, ho scelto di non vaccinarmi e non credo che mi vaccinerò.

So perfettamente che potrei ammalarmi e crepare e allora forse la mia
scelta potrebbe rivelarsi non esser stata quella giusta, esattamente
come tutte le scelte della vita, il cui vero significato arriva solo
in seguito.

In altri termini, so che, anche se al momento non la penso come loro,
potrebbero aver ragione i vaccinisti.

Non sarebbe né la prima né l’intima volta in cui mi sbaglio.

Ma io devo sbagliare da me, secondo quello che mi sembra in quel
momento più giusto. Io, ad oggi, non penso affatto che abbiano ragione
i vaccinisti, penso di aver ragione io, altrimenti mi comporterei
diversamente. Però ho la consapevolezza che le mie conclusioni,
esattamente come quelle di tutti, sono sempre fallibili.

Siccome le ragioni di una scelta piuttosto che di un’altra sono
emotive, non capisco come possano gli appartenenti di una categoria
ritenersi migliori dei membri dell’altra.

Tu saresti meglio di me perché ti fai sempre condizionare dalla paura
di qualcosa come me, ma scegli in base ad una paura migliore della
mia?

Cioè io ad esempio sarei un vigliacco perché ho paura del vaccino
mentre tu non la saresti perché hai paura del covid?

Nessuno é un vigliacco, aver paura é normale, ognuno nutre le paure
che nutre in base ai propri filtri cognitivi e al suo vissuto.

Non sta in piedi.

Vogliamoci bene e preghiamo per la salvezza, del corpo e dell’anima, di tutti.

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Aulin e preparati contro il covid: un paragone possibile?

Adoro la logica di quelli che condividono i foglietti illustrativi dei
principali medicinali consumati in Occidente, per mostrarne i gravi
possibili effetti collaterali, per poi concluderne che, se assumiamo
quei farmaci senza tante storie, dovremmo, con la medesima noncuranza,
farci inoculare serenamente i preparati sperimentali contro il covid.

Quello che mi attrae, in tali circostanze, é la piena convinzione con
cui si possono sostenere ragionamenti e conclusioni di questo genere,
letteralmente infarciti di fallacie logiche che, tuttavia, non
sembrano destare o ancora meno sollevare il minimo sospetto.

Mi limito a citarne sono alcune:

  • il fatto che un farmaco presenti possibili effetti collaterali non
    dovrebbe affatto indurre a farvi ricorso con nonchalance, ma solo in
    caso di effettivo bisogno e con tutte le precauzioni del caso;
  • ci sono moltissime persone che riescono a vivere benissimo senza
    molti farmaci, usandone pochi e solo raramente, se non nessuno del
    tutto, semplicemente curando la nutrizione, la forza del corpo, la
    connessione col sole e altre pratiche di sicuro e ormai comprovato
    aiuto accanto alla medicina tradizionale occidentale;
  • quei farmaci sono stati testati molto più a lungo, sia prima che
    dopo l’immissione sul mercato, rispetto a preparati sperimentali
    contro il covid, che, al confronto, non hanno superato quasi nessuna
    delle fasi previste per un farmaco, a motivo dell’emergenza;
  • sempre quei farmaci vengono assunti in presenza di una patologia
    conclamata o almeno un sintomo, ad esempio ho mal di testa e prendo un
    Aulin, mentre i farmaci contro il covid vengono somministrati a
    persone che stanno bene e si pretenderebbe addirittura di darli a
    persone, i giovani, che é quasi impossibile si possano ammalare;
  • non si può, per mille motivi, paragonare l’utilizzo singolo o
    circoscritto di un farmaco ad una campagna di somministrazione di
    massa porco cazzo…

Queste sono alcune piccole differenze che ci sono tra le due
situazioni che l’uomo dei social pretenderebbe di mettere a confronto
come se fossero uguali o, almeno, analoghe, quando é del tutto
evidente che non sono né l’una né l’altra.

La verità è che la realtà che vede l’uomo dei social é emotiva: lui
non arriva a delle conclusioni attraverso un iter logico, lui parte
dalle sue conclusioni e poi sostiene e appoggia qualsiasi sciocchezza
possa portare acqua al mulino di quelle conclusioni da cui è partito.

La cosa più paradossale di tutte é che é convinto di credere nella
scienza quando, lo diciamo ancora una volta, la scienza è solo un
metodo, che peraltro predica l’esatto opposto di quello che fa l’uomo
dei social: prima analizzare i fatti, effettuare se del caso alcuni
esperimenti, solo alla fine tracciare delle eventuali conclusioni.

L’uomo dei social, che si reputa troppo intelligente per credere in
Dio, finisce così per credere a qualsiasi sciocchezza; ha bisogno di
credere nei vaccini perché sostanzialmente non dispone di altro,
quindi finisce per aderirvi, non importa quanto la logica possa
gridare, egli non la sente.

Non tutte le opinioni sono davvero opinioni, alcune sono cazzate.

Evviva noi.

Riferimenti

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Storie di green pass.

L'unica speranza contro il greenpass é che faccia perdere troppi soldi alle persone sbagliate
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riflessioni

Resistere, resistere, resistere.

Col decreto 111, che si aggiunge al 105, il governo italiano spinge ancora più in su la supposta nel culo del popolo.

Questo Stato, che vuol fare il finocchio con nostro culo, ti dice vigliaccamente che vaccinarsi é un dovere solo civico, per non importene l’obbligo assumendosene le relative responsabilità, poi ti pone talmente tante limitazioni da rendertelo, di fatto, obbligatorio.

Eppure noi free vax abbiamo ragione.

Questi farmaci sperimentali, proposti da multinazionali multate più volte in passato, non sono vaccini e questa pandemia fa acqua da troppe parti per potersi fidare ciecamente del sistema.

Oggi tutti detestano quei medici che negli anni 50 promuovevano il consumo di sigarette come se facessero bene alla salute e questa non è certo l’unica cantonata presa dalla medicina occidentale nel corso del tempo.

Sempre negli anni 50, però, chi si rifiutava di fumare dicendo che faceva male veniva preso per il culo e incitato, tutto al contrario, a farlo.

Il Signore ama sempre vincere le sue battaglie con un piccolo esercito.

Evviva noi.