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Sospensione Covid illegittima: l’Ausl paga il conto

1) Una lavoratrice riottiene ciò che le era stato tolto.

Il Tribunale di Modena, con una sentenza del 26 giugno 2026, ha dichiarato illegittima la sospensione dal servizio e dalla retribuzione adottata dall’Azienda Usl di Modena il 26 agosto 2021 nei confronti di una dipendente che non aveva adempiuto all’obbligo vaccinale contro il Covid-19.

L’Azienda ha quindi disposto il pagamento degli stipendi non percepiti dal 27 agosto 2021 al 10 gennaio 2022, con interessi, rivalutazione e una parte delle spese processuali. L’atto con cui l’Ausl dà esecuzione alla sentenza è rintracciabile attraverso il suo Albo online.

La notizia merita attenzione perché restituisce concretezza a parole spesso pronunciate in astratto: sospensione, obbligo, retribuzione, dignità. Dietro quelle parole c’è stata una persona privata per mesi del lavoro e dello stipendio, costretta poi ad attendere quasi cinque anni per ottenere una decisione favorevole.

2) Le cifre raccontano anche il costo dell’errore.

Le voci economiche rese note sono queste:

  • 14.884 euro lordi per le retribuzioni non corrisposte;

  • 4.271 euro per interessi legali e rivalutazione monetaria;

  • 4.204,03 euro, oneri compresi, per le spese legali poste a carico dell’Azienda.

Le prime due voci ammontano a 19.155 euro. Se si aggiungono anche le spese legali, l’esborso complessivo indicato arriva a 23.359,03 euro. È dunque più corretto distinguere gli arretrati e gli accessori dalle spese di causa, evitando formule giornalistiche approssimative come “risarcimento di quasi ventimila euro”.

Non si tratta, infatti, di un indennizzo per un danno da vaccino. Il cuore della condanna è la restituzione delle retribuzioni che il giudice ha ritenuto indebitamente sottratte, oltre agli accessori e alle spese processuali. Le parole contano, soprattutto quando si parla di sentenze.

3) Che cosa stabiliva la legge nell’agosto 2021.

Alla data della sospensione era in vigore l’articolo 4 del decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44. La norma aveva introdotto l’obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e per gli operatori di interesse sanitario, collegandolo alla tutela della salute pubblica e alla sicurezza delle prestazioni di cura e assistenza.

Soltanto in seguito, con il decreto-legge 26 novembre 2021, n. 172, il legislatore introdusse l’articolo 4-ter e ampliò l’obbligo ad altre categorie, compreso il personale che svolgeva a qualsiasi titolo la propria attività in determinate strutture sanitarie e sociosanitarie.

Questa successione di norme è decisiva. Un’Azienda sanitaria non poteva limitarsi a ragionare così: “lavora per noi, dunque deve essere sospesa”. Doveva verificare se quella specifica lavoratrice rientrasse davvero, in quel preciso momento, tra i soggetti obbligati dalla legge e se il procedimento fosse stato seguito correttamente.

Il Tribunale ha concluso che quel provvedimento era illegittimo. Senza il testo integrale della motivazione non sarebbe serio inventare la ragione esatta della decisione o trasformarla in una pronuncia generale. È invece legittimo osservare che, in uno Stato di diritto, nemmeno l’emergenza autorizza un’amministrazione ad ampliare per analogia una misura tanto grave quanto la privazione dello stipendio.

4) Una sentenza importante, ma senza slogan opposti.

Il caso non dimostra che tutti gli obblighi vaccinali contro il Covid fossero giuridicamente inesistenti. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 15 del 2023, ha respinto diverse questioni riferite agli obblighi e alle sospensioni previsti per determinate categorie. Con la sentenza n. 186 del 2023 ha inoltre giudicato non irragionevole, nel quadro normativo allora esaminato, l’obbligo per il personale operante nelle strutture indicate dall’articolo 8-ter del decreto legislativo n. 502 del 1992.

Ma neppure queste decisioni consegnavano alle Aziende sanitarie una delega in bianco. Una legge può superare il controllo di costituzionalità e, nello stesso tempo, essere applicata illegittimamente in un caso concreto. Sono piani diversi: la Corte costituzionale giudica la norma; il giudice del lavoro verifica se il datore l’abbia applicata correttamente alla persona che ha davanti.

Per questo non servono slogan speculari. Non è corretto dire che questa sentenza “cancella l’obbligo vaccinale”; è altrettanto scorretto minimizzarla come un dettaglio tecnico. La decisione afferma qualcosa di molto concreto: in quel caso la sospensione non poteva essere disposta e gli stipendi devono essere restituiti.

5) Prima si colpisce la persona, poi paga la collettività.

L’aspetto più amaro è che l’errore amministrativo produce due vittime. La prima è la lavoratrice, rimasta senza retribuzione e costretta a sostenere un giudizio. La seconda è la collettività, perché arretrati, rivalutazione, interessi e spese legali gravano sul bilancio pubblico.

Il dirigente che firma un provvedimento può aver agito nella convinzione di applicare la legge. Ma proprio nei periodi di emergenza il dovere di verificare presupposti, competenza, proporzionalità e garanzie procedurali dovrebbe diventare più rigoroso, non più debole. Quando una misura incide sul sostentamento di una persona, l’automatismo burocratico non è prudenza: è rinuncia alla responsabilità.

Non basta poi contabilizzare la condanna in un fondo rischi e voltare pagina. Sarebbe utile sapere:

  • quanti provvedimenti analoghi furono adottati;
  • quanti contenziosi sono ancora pendenti;

  • quale costo complessivo hanno prodotto per il servizio sanitario;

  • se siano state modificate le procedure interne che hanno generato l’errore.

La trasparenza non serve a cercare un colpevole simbolico. Serve a evitare che la stessa logica si ripresenti alla prossima emergenza.

6) Il tempo giudiziario non restituisce cinque anni di vita.

La sospensione risale all’agosto 2021; la sentenza è arrivata nel giugno 2026. Anche quando la giustizia riconosce il torto, il tempo trascorso non può essere restituito. Gli interessi e la rivalutazione correggono parzialmente la perdita economica, ma non cancellano l’incertezza, l’umiliazione e il peso di una controversia durata anni.

È uno dei motivi per cui continuiamo a insistere sul dovere di ricordare. Nel post Draghi, Green Pass e il dovere di non dimenticare abbiamo ricordato quanto rapidamente limitazioni allora impensabili siano entrate nella normalità. E già nel 2022, commentando la prima decisione della Consulta in La Corte costituzionale dice sì all’obbligo vaccinale, avevamo segnalato quanto delicato fosse il rapporto tra tutela collettiva, lavoro e libertà personale.

Ricordare non significa alterare i fatti per adattarli alla propria tesi. Significa conservarli con precisione, compresi quelli che rendono il quadro più complesso. Proprio questa precisione permette di riconoscere gli abusi veri e di non confonderli con le polemiche costruite.

7) Che cosa può fare chi ha subito una sospensione.

Questa sentenza non produce automaticamente effetti a favore di tutti gli altri lavoratori sospesi. Ogni posizione dipende dalla professione, dalle mansioni, dalla sede di lavoro, dalla norma vigente nel periodo interessato, dalla motivazione del provvedimento e dai termini entro cui il diritto è stato fatto valere.

Chi ritiene di avere subito una sospensione illegittima dovrebbe quindi recuperare almeno:

  • il provvedimento di sospensione e tutte le comunicazioni ricevute;
  • il contratto, l’inquadramento e la descrizione delle mansioni effettive;

  • le buste paga precedenti e successive alla sospensione;

  • la documentazione sulla sede in cui lavorava e sugli eventuali contatti con pazienti;

  • gli atti già inviati all’Azienda, all’Ordine professionale o ad altri enti.

Occorre poi far esaminare il fascicolo da un avvocato, senza affidarsi alla semplice somiglianza con un titolo di giornale. Possono incidere prescrizione, decadenze, giudicati già formati e differenze normative anche di pochi mesi.

8) La lezione è il limite del potere.

La pandemia ha abituato molti a considerare ogni provvedimento restrittivo come inevitabile e ogni obiezione come irresponsabile. Questa sentenza ricorda invece una regola elementare: il potere pubblico deve restare dentro i confini della legge anche quando sostiene di agire per proteggere la salute.

Una dipendente ha dovuto rivolgersi al giudice per vedersi riconoscere stipendi che non avrebbero dovuto esserle tolti. L’Ausl ora paga, ma paga con denaro pubblico. Perciò non basta celebrare la vittoria individuale: bisogna pretendere spiegazioni, dati e procedure capaci di impedire che un errore simile venga ripetuto.

La prossima emergenza, qualunque ne sia la natura, non dovrà trovarci senza memoria. La legalità non è un ostacolo alla salute pubblica. È ciò che impedisce alla tutela della salute di trasformarsi in un potere senza limiti.

9) Passa all’azione.

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Sussidio alimentare: alla Uno bianca sì, ai novax no.

Oggi, alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per le forze dell’ordine e gli insegnanti, con conseguente sospensione senza alcun stipendio per molti, mi va di ricordare la banda della Uno bianca.

La banda della Uno bianca fu un’organizzazione criminale operante in Italia, in particolare in Emilia-Romagna, che tra il 1987 e il 1994 commise 103 crimini, soprattutto rapine a mano armata, provocando la morte di ventiquattro persone e il ferimento di altre centodue.

Questa banda era composta da poliziotti, tra cui quelli rimasti più celebri i fratelli Savi.

Uno della banda, tra l’altro, abitava anche nella mia Vignola.

Quando furono scoperti, ovviamente vennero subito sospesi dal servizio, dal ruolo e dalle funzioni di poliziotti, in attesa del processo penale in cui, poi, furono condannati a pesanti pene detentive.

La legge sui dipendenti pubblici prevede che, ai funzionari sospesi per motivi disciplinari, venga erogato un assegno o sussidio alimentare pari alla metà dello stipendio, in modo da garantire loro la possibilità di sopravvivere pure nella situazione in cui si sono venuti a trovare.

Ai fratelli Savi e ai componenti della banda della Uno bianca é stato regolamento pagato questo sussidio alimentare per i lunghi mesi ed anni dal provvedimento iniziale di sospensione fino al provvedimento finale di destituzione.

Ai membri della forze dell’ordine e agli insegnanti che entro cinque giorni da oggi non si vaccineranno non verrà, al contrario, pagato niente per sei mesi e dovranno arrangiarsi per campare, loro stessi e le loro famiglie.

Questo evidentemente perché loro si sono macchiati di un delitto considerato estremamente più grave dell’uccisione di 24 persone, del ferimento di 102, per un totale di 103 reati: quello di non
vaccinarsi, per contribuire a combattere un pericolo pressoché totalmente immaginario, un’epidemia senza morti.

Però noi abbiamo al governo un grande uomo, che ha formato una grande squadra, il governo dei migliori, osannato da Corriere, Repubblica e tante altre testate per la qualità dei loro curriculum, la loro efficienza come amministratori e il loro profondo senso dello Stato.

Ci sono persone che non apriranno mai gli occhi.

Sono quelli di cui, con giusta ragione, si dice: si fa molto prima a metterglielo nel culo che in testa.

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riflessioni

Esenzioni: le chiacchiere stanno a zero.

Per te che mi contatti ora per l’esenzione.

Tutti i problemi giuridici vanno trattati passando il prima possibile alla fase del fare, come spiego in un mio ormai celebre post di qualche anno fa, con cui ho fondato l’approcciostrategico per la gestione dei problemi legali.

Per come la vedo io, sei già in estremo ritardo: avresti dovuto muoverti mesi fa, quando abbiamo iniziato a lavorarci sopra, e magari adesso saresti tra quei non molti che l’hanno ottenuta.

Ovviamente, puoi provare a chiederla anche adesso, non é che sia scaduto un termine, si può sempre chiedere.

Anzi, ad oggi é l’unica soluzione disponibile, non ce ne sono altre.

Quello che ti voglio dire però è: non perdere altro tempo!

Se vuoi tentare seriamente di uscire da questa follia collettiva criminale, chiama il mio studio e fatti dare un appuntamento oppure acquista l’appuntamento on line dal mio blog principale.

Useremo l’appuntamento per scrivere insieme la richiesta di esenzione e mandarla a chi di dovere.

Non per fare delle chiacchiere, per “capire”, “valutare”,
“considerare” e così via.

Non è più il tempo di parlare e basta.

Le esenzioni sono un bersaglio mobile, la normazione cambia in continuazione e di conseguenza le interpretazioni relative.

Nessuno può sapere in anticipo se te la daranno o no.

Devi prendere la pistola e tentare di sparare a quel bersaglio.

Finché non farai questo non avrai fatto nulla e, quando ti chiameranno per la vaccinazione, non ti resterà che farti forare oppure sopportare le conseguenze della mancanza del vaccino, tra cui la perdita di mesi di stipendio.

Non voglio più che mi contatti per “sapere come funzionano le esenzioni”, perché se mi chiedi questo adesso allora significa che ti devo spiegare la vita intera, non hai capito niente della situazione in cui ti trovi, della vita che fai e delle prospettive che hai.

Stai scivolando nella merda ogni giorno di più e ancora ti balocchi con le domande e le curiosità?

Vai a casa a riprendere le palle che ti eri dimenticato di indossare prima di uscire e passa prima possibile alla fase del fare.

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